domenica 1 maggio 2016

PLAYOFF. Sottotitolo: esperienza e fattore campo, a Imola si parte da qui

Non c'è bisogno di discorsi motivazionali per affrontare un playoff. "Win or go home", basta questo. La cura del proprio lavoro di finire quello che si è iniziato. Che ci sarà anche dall'altra parte, perché se il quinto posto della Mens Sana è una sorpresa, lo è anche il rendimento di Imola, per budget e storia recente: l'anno scorso finì terzultima in Silver, quest'anno è stata quarta nella nuova A2 unificata. E le prime partite della domenica danno già qualche indicazione forse non su come sarà la serie, ma su come potrà cominciare.

Decide l'esperienza. Non il fattore campo, e quindi i risultati avuti fin qui, a parte le partite comunque intriganti tra Ferentino e Roseto e Brescia e Trapani. Esperienza e vissuto comune, oltre a capacità di preparare bene una partita e mettere in campo quella preparazione: non si spiega diversamente la vittoria di Casale, che i playoff li ha presi per i capelli solo perché Biella è stata travolta a Siena, sul campo di Treviso che nel suo girone è prima da inizio anno, ma la freschezza che ne è stata la forza per tutto l'anno stavolta lo è stata meno. In stagione Treviso aveva vinto 13 partite sulle 15 giocate in casa, la migliore di tutta l'A2 (al pari... della Mens Sana). Poi nulla toglie che magari finisce 3-1 per Treviso, ma intanto è saltato il banco, la prima è andata.

Mantova è una squadra di esperienza, ma in Agrigento - che pure ha vinto solo all'ultimo tiro - ha trovato un gruppo con maggior vissuto comune e certezze, a parte l'avvicendamento forzato Chiarastella-Mortellaro, ma il cambio pre-playoff della Dinamica è stato tecnicamente ancora più traumatico, rinunciando al proprio miglior realizzatore (Hurtt) per mettere dentro il biellese Fergusson, al termine di una stagione in cui eppure già così è stata in corsa fino all'ultimo per il primo posto. Così come è evidente che la sfida tra Agropoli (senza Tavernari, nonostante il gran finale di regular season) e Fortitudo non è il vostro normale incrocio tra seconda e settima.

E' la prima partita, quindi cercare grandi verità sarebbe poco serio, ma la tendenza è visibile. Quindi la domanda è: chi è più esperta tra Imola e Siena? La Mens Sana si conosce. L'Andrea Costa ha un giocatore di 39 anni in Michele Maggioli, uno di 38 in Patricio Prato, e un po' di basket l'anno visto, più i 32 anni di Amoni, più un paio di giocatori nel pieno della maturità cestistica come Leonard Washington e Norman Hassan. Poi è legittimo chiedersi viceversa quanto peserà l'età sul necessario fattore fisico che condiziona una serie in cui si gioca tre volte in una settimana, e Imola come la Mens Sana ci arriva con una rotazione a otto giocatori.

C'entra la capacità degli staff tecnici di leggere le situazioni all'interno delle partite e gestire le varianti, che ai playoff sembrano moltiplicarsi pur essendo lo stesso sport della regular season. C'entra la capacità di migliorarsi tra una partita e un'altra e fare gli aggiustamenti resi necessari dalle indicazioni della gara precedente, anche se la Mens Sana è una squadra che ha dato il meglio quando ha saputo essere una squadra di istinti ed energia più che di letture. Ma le etichette facili da dare a questo punto lasciano il tempo che trovano.

C'entra poi anche il fattore campo. Quello di Imola è tosto, quello di Siena non teme confronti. Ma anche la tradizione sui propri campi, al di là del fattore ambientale: quante volte la Mens Sana ha vinto fuori e quante volte Imola ha vinto in casa, perché a difendere il PalaEstra si penserà da venerdì, ma intanto serve fare un colpo fuori, e senza farlo la Mens Sana è eliminata. Quarta in classifica, Imola è stata quinta per rendimento interno: 11 vittorie su 15 partite, perdendo con Ravenna e Brescia a inizio stagione, con Roseto a febbraio, con Mantova un mese fa. Non inespugnabile, con partite di qualità. Ma tra le squadre ai playoff, nessuno ha un bilancio in trasferta peggiore delle 10 sconfitte su 15 della Mens Sana (al pari di Treviso e Trapani). Poi è anche vero che nessuno aveva un bilancio casalingo migliore di Treviso, e con Casale è andata com'è andata.

Le variabili sono mille, dalla trasferta in giornata alla partita che farà Karvel Anderson (un talento che da solo sposta le montagne), dalle condizioni di DiLiegro fino al modo in cui (in sua assenza) gli altri hanno saputo tirarsi a lucido nell'ultima partita con Biella, su tutti Udom, Ranuzzi e i due americani. Una carrellata su chi c'è di fronte l'ha fatta nei giorni scorsi Francesco Anichini, una ancora più dettagliata su alcuni temi tecnici l'aveva scritta su Panem et Circenses, e basta questo per entrare in clima. L'attesa è finita.

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