mercoledì 7 febbraio 2018

Scafati di forza. Il cuore, da solo, non può bastare

Un solo quarto non può e non deve bastare per vincere una partita che dura 40 minuti. Ma le energie a disposizione bastavano per quello e poco più. E si è visto. Così come si è vista anche tutta la distanza che c’è in classifica tra le due squadre, oltre che una sostanziale differenza tra un collettivo che viaggia, in salute e in fiducia, ed è Scafati ovviamente (quinta vittoria consecutiva al PalaEstra per i campani), e un altro che è letteralmente molto molto stanco anche perché ormai costantemente costretto ad affidarsi a rotazioni accorciate, sia per infortuni che per scelte tecniche. E’ una sconfitta di amara consapevolezza per la Mens Sana, alle prese adesso con una classifica sempre più preoccupante ed anche con una situazione psicologica difficile tra scarsa autostima ed un morale decisamente basso. La faccia di coach Mecacci e dei giocatori a fine partita vale più di mille commenti.

La cronaca della gara ha viaggiato su binari opposti per le due squadre. Meglio la Mens Sana in avvio di partita ma poi Scafati è andata nettamente in crescendo. Il primo periodo, chiuso in vantaggio da 27-13 da Siena, aveva illuso e fatto sperare erroneamente in una serata no dei campani che invece hanno risposto eccome: il terzo quarto della squadra di Perdichizzi è stato da grande squadra con un parziale di 26-17 per i suoi.

La contro-reazione mensanina ha portato ad un ultimo periodo intensissimo. Ma nel finale, le maggiori energie di Scafati sono risultate decisive. Il cuore della Mens Sana è un segnale minimamente incoraggiante da parte di una squadra che comunque ci prova, sempre e comunque, anche quando l’ostacolo sembra insormontabile. «Ho visto una Mens Sana unita» ha detto il grande ex Alex Ranuzzi nel post-partita. Ma se questo può essere un input per provare a ripartire deve anche essere un indicatore, per tutti, di ciò che manca a questa Mens Sana e di cosa serve per invertire la tendenza.

IL GIOCATORE
Ancora una prova di grande, impegno, sacrificio e tanta tanta sostanza. Specie perché ormai è costretto allo stakanovismo a causa dell’ormai costante rinuncia a Lestini (e Simonovic è sempre out). La prova di Giovanni Vildera è da assoluto encomio. Anche a livello numerico con l’ennesima doppia doppia della stagione: 14 punti e 10 rimbalzi. La fotografia, purtroppo per lui e per la Mens Sana, è quel rimbalzo d’attacco quasi strappato dalla mani di Sherrod nel finale di partita. Palla contesa e freccia del possesso che premia Scafati… Uno come Vildera, per come lotta e per ciò che mette in campo anche quando non ne ha più, meriterebbe maggior fortuna.

IL MOMENTO DECISIVO
La reazione al terzo quarto di Scafati e un ultimo quarto vibrante e di grandi emozioni. Dopo quella con Napoli, per la Mens Sana si è trattato della seconda partita decisa al fotofinish. Ed è arrivata ancora una sconfitta. I biancoverdi hanno lottato di cuore, ma con scarsissime energie, raggiungendo Scafati sul 72-72 a 3 minuti dalla sirena finale. Poi i canestri di Spizzichini (24 punti complessivi per lui) e Lawrence hanno letteralmente tagliato le gambe e deciso l’incontro.

LA STATISTICA
Per vedere il trend della partita e notare chi è andato in crescendo e chi in netto calo, basta fare un breve riepilogo delle statistiche di tiro delle due squadre. Nel primo quarto era 11/19 per Siena e 6/16 per Scafati. Nel secondo diventavano 17/35 e 13/30, nel terzo 23/47 e 20/35. Alla fine la Mens Sana ha chiuso con 31/66 e Scafati con 32/63. Differenza minima: poco più e poco meno del 50%. Ma tanto è bastato. Nota curiosa: Siena era partita meglio anche a rimbalzo ma, quando Spizzichini ha trovato il canestro del vantaggio nel terzo, era appena stata superata dalla Givova anche nel recupero delle palle vaganti. Ed alla fine i campani si sono imposti nettamente a rimbalzo: 38-28.

LA CHIAVE
Attaccare il ferro e provare a smuovere la difesa di Scafati, non solo con la circolazione di palla ma cercando anche di vincere gli “1 vs 1” e spezzando i raddoppi dei campani. Coach Mecacci ha impostato una partita a viso aperto contro la Givova, provando a non dare punti di riferimento anche con l'utilizzo di quintetti atipici. Del resto, contro la fisicità di Scafati, si dovevano cercare nuove chiavi per vincere la sfida. Nel primo quarto, con il pieno di energie nel serbatoio, il piano è sembrato funzionare. Poi, con la spia della benzina che progressivamente ha segnato sempre più rosso, non più.

LA DICHIARAZIONE
«Mi dispiace non solo per il risultato ma anche per lo sforzo profuso dalla squadra». Ha esordito così Matteo Mecacci nelle dichiarazioni post-partita. «L’esperienza e la forza di Scafati si è vista tutto - ha proseguito il coach -. Alcuni episodi ci hanno penalizzato però, a parte questo, tante piccole cose hanno determinato la vittoria di Scafati. Nei primi due quarti avevamo arginato tutto sommato bene la loro fisicità e il loro talento poi, come hanno aperto la scatola, ci siamo scoperti e abbiamo prestato il fianco ai loro attacchi». Come ad ammettere, senza nemmeno troppi giri di parole, che la coperta è corta. «La squadra è compatta - ha concluso Mencacci -, lotta e si esprime sia in attacco che in difesa ma manca la continuità di allenamento in settimana e la possibilità di poter provare situazioni, testando e provando a migliorare la nostra condizione». 

     
   
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4 commenti:

  1. Altro indicatore di come van le cose in questo periodo é stato l’arrivo del libretto di partita bianco verde news che é stato messo a disposizione solo a fine partita.....:
    La presentazione dell’avversario a cose fatte.

    Nella prefazione un interessante prologo di Massimo Macchi che ribadisce la strategia della sua famiglia che, entrata in punta di piedi, si è via via appassionata sempre più arrivando ad investire più di quanto preventivato, ma che non ha le possibilità di fare tutto da se e che necessita di trovare ulteriori appassionati/finanziatori.

    La squadra mi é piaciuta per come ha lottato, al di sopra delle proprie forze, senza risparmiarsi ma purtroppo arrivando senza ossigeno ai minuti finali così come con Napoli pochi giorni fa.

    Questa nostra debolezza dovuta alle scarsità di rotazioni ormai è diventato il punto fermo di tutte le nostre avversarie che anche nel caso siano sovrastate nei primi uno due quarti, sanno di avere il compito di arrivare vicine nel punteggio nell’ultimo quarto per poi azzannare i ragazzi che si trascinano in campo.

    Vicenda Lestini?: un mistero inspiegabile per tutta la tifoseria. Certo che non si era dimostrato ne un mostro in attacco ne un mastino in difesa, ma qualche porco minuto di fiato ai lunghi lo ha dato e lo avrebbe potuto dare e lo potrebbe ancora dare.

    Non credo che tutte queste evidenze possano essere invise ai Macchi che, se veramente vogliono restare a lungo con la mens sana in un campionato di livello e farla tornare competitiva nel futuro, devono pensare ad una soluzione di rinforzo che non può passare dal solo rientro di Simonovic.

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    1. sì, al di là dei limiti palesi di alcuni (dovuti al periodo, o limiti in generale), ai 6-7 che vanno in campo non si può rimproverare niente: per volontà di dare tutto anche a costo di uno sforzo che li sta irrimediabilmente spremendo fino all'osso a livello fisico, per coinvolgimento nell'andare dietro una richiesta tecnica diversa da quella di inizio stagione, per lucidità nel provare a sposarla in campo con crescente continuità e costruendo così un'identità differente rispetto ai mesi scorsi, per essersi aperti a un tentativo di vocazione difensiva, per essersi consolidati a un certo livello di energia e intensità che mesi fa era un miraggio, per continuare a farlo sebbene premiati solo in parte dai risultati ben oltre i loro demeriti, per la crescente coesione (umana, ma anche tecnica) al loro interno... insomma per dedizione complessiva.

      detto questo, mi stupirebbe se una situazione del genere, con 6-7 giocatori stremati, che molto difficilmente potranno dare di più a livello tecnico e più verosimilmente finiranno per avere un calo fisiologico (perché la carretta non si può tirare in eterno), sempre sperando che la logica conseguenza di un'usura del genere non siano nuovi e più seri guai fisici a cui alcuni sono soggetti, e trovarsi -con questo roster ormai dissanguato di energie, non più in riserva ma quasi a secco - immersi in piena zona playout (in una situazione di classifica che lunedì a Eurobasket può peggiorare)... ecco mi stupirebbe - dicevo - se una situazione del genere non stesse preoccupando e molto la società. e mi stupirebbe se questa preoccupazione non portasse ad abbandonare traccheggiamenti e temporeggiamenti pagati sul mercato nelle settimane e nei mesi scorsi, per provare quanto prima (oggi è tardi, domani è tardissimo: ieri) a mettere in sicurezza la stagione. a partire, in un mondo ideale, dall'arrivo di un giocatore, anche se l'immobilismo attuale sembra figlio della mancanza di alternative su piazza all'unica possibilità (un utile mestierante, non il salvatore della patria, ma andrebbe benissimo) che però pare non si sbloccherà prima di una decina di giorni. aspettare Simonovic non è una bella scelta, ma la mancanza di alternative sul mercato oggi la rende l'unica possibile.

      in tutto questo, Lestini - opinione personale, per carità - non è la soluzione al problema, ma un altro tema distinto e laterale. una macchina che sta finendo la benzina e ci si preoccupa se si è rotto un finestrino: certo che a finestrini chiusi si consuma meno (...) ma senza benzina ci si ferma lo stesso. e comunque rimetterlo a posto non è così semplice. a parte paragoni più o meno azzeccati, la situazione Lestini poteva essere gestita diversamente, ma non oggi: se si voleva, dieci giorni fa dopo l'n.e. con Trapani; adesso è tardi, si è andati troppo oltre, e tornare indietro sarebbe un messaggio ancor più sbagliato a lui, ai compagni e in generale a tutti, sulla forza dello staff tecnico e sulla solidità dei dirigenti e sul loro acume cestistico. forse si poteva evitare di arrivarci, ma non è pensabile che un allenatore rinunci di proposito a un giocatore che sa che gli è utile: se lo fa è perché il rimedio è peggiore del male. e perché forse non soddisfa, anzi rischia di rovinare, i citati standard raggiunti dal gruppo (di rendimento, di energia, di coinvolgimento), grazie a cui il resto del roster riesce a volte a mascherare la coperta corta. con Turner è andata così: meglio senza. servirebbe una nuova operazione Kyzlink, ma non sempre si riesce ad avere la bravura e la fortuna di trovare una toppa per riparare un vestito pensato e fatto male dall'inizio. trovarla è un casino, ed è solo una parte del lavoro: poi andrebbe presa

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  2. Io aggiungerei però che se si sa che la benzina è poca bisognerebbe cercar di consumare meno. Ora la difesa a zona, che ormai per gli allenatori senesi sembra una bestemmia, sarebbe un' arma tattica da usare ogni tanto per confondere un po'le idee all'avversario ma soprattutto per dar fiato ai giocatori. Vildera, se dei 35 minuti che sta in campo ne passa 5 a zona senza fare di continuo le corse avanti ed indietro con gli show sugli esterni,forse in fondo avrebbe un po' più di energia. E lo stesso vale per gli altri.

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    1. totalmente d'accordo che in generale sarebbe più divertente vedere più zona nel basket di oggi. nel caso specifico della Mens Sana non credo che sia una scelta "filosofica" ma di caso in caso.
      certo non spesso, certo non come arma caratteristica (questo no!), semmai come strumento diversivo, ma a volte si sono tornati a vedere frangenti di partita a zona, più che in passato. abbastanza per concludere che usarla o meno è dipeso dalle valutazioni sulle singole partite.
      solo per fare un esempio: per una squadra che rischia sempre di andare sotto a rimbalzo, metterla a zona significa mettere in conto di perdere sicuramente sotto i tabelloni. poi c'è la gestione delle energie, giustamente. o quella dei falli, su cui in verità finora si è andati in difficoltà più raramente di quanto si poteva temere con rotazioni così ridotte.
      sta dipendendo dalle caratteristiche degli avversari ma anche da quelle dei propri giocatori: d'accordissimo che Vildera è stremato, ma usarlo per le sue caratteristiche significa partire dalla constatazione che tra le sue doti c'è sicuramente più la mobilità che la taglia. il contrario di Simonovic, col cui rientro adesso magari a volte si potrebbero anche fare scelte diverse. magari

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