sabato 1 ottobre 2016

La difesa dei titoli della Mens Sana: il no al Comune, la battaglia di tutti

Ha destato stupore la mancata presenza della curatela fallimentare al procedimento disciplinare iniziato mercoledì davanti al Tribunale Federale, in cui sei dirigenti mensanini erano chiamati a rispondere dell'accusa di frode sportiva e il curatore fallimentare (Marco Lombardi) per responsabilità oggettiva per conto della società fallita, a cui è contestato un articolo che prevede, come pena, anche la revoca dei titoli. Com'era possibile che si fosse deciso di non difendersi, pur risultando che il Comune si fosse mosso per garantire assistenza legale?

Sarebbe l'ora di parlare di basket, con la prima partita di campionato in arrivo nelle prossime ore. Ma con scarso senso dell'opportunità è adesso che lo staff del sindaco ha voluto far filtrare elementi che potevano benissimo essere divulgati ai giornali NON il giorno della prima di campionato. Magari durante tutto il resto della settimana che si sta chiudendo, in cui di spiegazioni ne sarebbero servite (ed erano state richieste attraverso i canali preposti: prima dell'udienza, e dopo). O magari si poteva aspettare la prossima settimana, dopo aver lasciato al basket e al campionato che finalmente ricomincia lo spazio che merita. Detto questo, tempistica a parte, fare chiarezza è sempre un bene.

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Il Comune attraverso i propri avvocati ha individuato un professionista con competenze di giustizia sportiva, attraverso cui offrire assistenza legale alla curatela, che dunque non avrebbe dovuto assumersi nessun onere, sicuramente non di natura economica, nel presentarsi a esercitare la difesa come tutti gli altri deferiti. L'avvocato Bruno Tassone aveva già preparato una memoria difensiva di cinque pagine a sostegno della difesa dei titoli vinti sul campo.

Ma, come ipotizzato già mercoledì scorso, il curatore fallimentare - che pure aveva dato il proprio assenso - non decide da solo, ma deve rispondere al tribunale fallimentare. Ed è lì che tutto è stato stoppato, con il no dal giudice delegato che si occupa del fallimento della Mens Sana Basket, Marianna Serrao. Sintetizzando: è stato il tribunale fallimentare a negare la possibilità che, attraverso i canali delineati dalla giustizia sportiva, qualcuno potesse difendere la storia della Mens Sana dalla minaccia di una revoca dei titoli.

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Assume una luce più compiuta la richiesta della difesa dei dirigenti mensanini deferiti di far intervenire nel procedimento la nuova Mens Sana Basket 1871. Senza rischiare niente: non c'è nulla di cui la nuova società possa essere chiamata a rispondere, il motivo della richiesta è chiamarla a spiegare perché quei titoli non vanno revocati. Si apprende ora che anche il Comune, mettendo a disposizione (di chiunque potesse portare avanti la difesa) la memoria difensiva già pronta, annusato il no del tribunale fallimentare, aveva chiesto alla Mens Sana Basket 1871 di essere lei a intervenire.

Da parte della nuova società ci sono stati timori di non voler manifestare continuità col passato? Per quanto riguarda i risultati conseguiti sul campo, il modo in cui è stata organizzata la presentazione, con la toccante partecipazione di "vecchie glorie", è l'ultima conferma che per la nuova società il passato è un caposaldo di questo popolo, un richiamo identitario alle proprie radici e alla propria storia. Il problema è il no federale alla possibilità della MSB 1871 a rivendicare i titoli della Mens Sana Basket in mancanza di elementi che affermino la continuità tra le due società.

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Detto questo, al Comune va dato atto di essersi adoperato fattivamente. Non l'avesse fatto, sarebbe stata legittimamente feroce la critica per non essersi spesi per un patrimonio della cittadinanza (e, come detto, continuano a esserci modi per farlo). Quindi allo stesso modo oggi è giusto riconoscere quanto fatto dal Comune, che non è arrivato fino in fondo per motivi indipendenti dalla sua volontà. Quando tutto è emerso, il Comune era tra le parti da cui ragionevolmente ci si doveva aspettare un impegno serio sul tema, insieme alla Polisportiva, e insieme ai tifosi.

Rispetto a gennaio scorso, oggi la Polisportiva non è più la proprietaria della Mens Sana, ma resta socia al 10%, resta soprattutto la casa madre, e ancora più significativamente resta quella che era proprietaria all'87% della vecchia Mens Sana Basket e dunque è a lei che quei titoli sarebbero revocati. Ha anche un'affiliazione Fip. Sarebbe un'inaccettabile vergogna se la Polisportiva non muovesse un dito per difendere la sua figlia più nobile, quella che le ha regalato le maggiori gratificazioni e che le ha dato la maggiore popolarità. Avanti.

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E rispetto a gennaio è cambiata in un certo senso anche la galassia del tifo. Al di là di quello organizzato, l'aggregazione civica dei tifosi che prima era rappresentata dal Comitato oggi vive anche la nuova forma giuridica dell'Associazione Io tifo Mens Sana. Io tifo Mens Sana, appunto. Cioè l'anima e il cuore di quella presentazione che con tanta emozione riguardava alla propria storia, quella in bianco e nero e quella a colori (tricolore). L'Associazione, in questi giorni impegnata nella battaglia per la propria sopravvivenza col crowdfunding (giovedì la conferenza stampa per rilanciarlo), ha altri pensieri in questo momento? E non doveva averli anche il Comune, che governa una città? Eppure si è mosso.

Ancora: il Comitato è stato capace di una mobilitazione nobile, toccante ed efficace per il riacquisto dei trofei, di quella vecchia Mens Sana. Oggi che quelle vittorie vengono messe in discussione, non la latta ma i traguardi che quella latta rappresenta, non è forse una battaglia da combattere con un vigore evidentemente maggiore? Un popolo che ha fatto quello che ha fatto, salvando la Mens Sana dalla chiusura in questi mesi, riesce a coagularsi nel più breve tempo possibile attorno a questo nuovo fronte di difesa della propria storia?

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Allo stesso tempo, il compito delle istituzioni non si esaurisce qui, perché come detto da subito il compito della politica è su due fronti: quello estremamente privato delle segrete stanze dei colloqui ai più alti livelli, con l'autorità di chi rappresenta un popolo; e quello estremamente pubblico dell'occupare i media (perché è in buona parte anche lì che la partita si gioca, con questa Federazione) con la forza che solo un'istituzione può permettersi, per far passare il messaggio che la storia della Mens Sana merita una difesa.

Comune, Polisportiva, tifosi: non c'è tempo. Il 6 c'è la prossima udienza, la Fip non vuole un procedimento lungo. Qualunque cosa sia, va fatto subito.

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