mercoledì 26 ottobre 2016

Il deposito dell'appello

Il fronte più importante di ogni altra chiacchiera è capire se il giudice delegato cambierà o meno la decisione adottata per il Tribunale Federale, di non dare al curatore fallimentare l'assenso per accedere al patrocinio gratuito offerto dal Comune per la difesa dei titoli revocati alla Mens Sana. E su questo fronte, al di là delle voci su un appuntamento negato al sindaco, non risultano novità. Si muove qualcosa piuttosto se si parla di chi ha depositato l'appello.

Non lo ha ancora depositato, ma lo farà, l'avvocato Bruno Tassone, sia l'appello a nome della Polisportiva che a nome della MSB 1871, e la presenza nel procedimento della casa madre non era stata contestata nel merito (semmai nella forma: tempistica sbagliata) neanche in primo grado. L'appello sarà depositato, per scelta, al termine dei 15 giorni disponibili dopo il deposito delle motivazioni, quindi tra una settimana esatta (basta non sbagliare i conti!). E poi c'è il fronte dei tifosi, visto che l'Associazione Io Tifo Mens Sana ha da tempo contattato lo studio legale di Paolo Emilio Falaschi per studiare la fattibilità di una class action contro la Fip.

***

E a proposito di ricorsi, nelle ultime ore lo ha presentato Ferdinando Minucci, contro la decisione di primo grado della radiazione, il sollo finora ad averlo depositato insieme a Olga Finetti. Un'udienza sarà presumibilmente fissata non prima della metà di novembre. La difesa è sulla contestazione della fattispecie della frode sportiva e sulle argomentazioni su cui si fonda. 

Innanzi tutto, le motivazioni della sentenza sostengono che l'uso di fatture false o sovramanifestanti sarebbe stato utile a dare quella "pittura" ai bilanci necessaria per l'iscrizione ai campionati. Le difese si basano sul fatto che per definizione l'abbellimento dei bilanci avviene mascherando le passività dietro falsi crediti, non viceversa indicando falsi costi che i conti li peggiorano. Cioè, senza falsi costi, a maggior ragione ci sarebbero stati i requisiti per essere iscritti. 

Ancora, se come detto non è attraverso il meccanismo delle false fatturazioni che si abbelliscono i bilanci, quelle condotte non sarebbero state realizzate per raggiungere lo scopo dell'iscrizione del campionato, non era quella la volontà. Quindi, non mancherebbe solo l'idoneità degli atti configurabili come tale, ma anche la volontà di raggiungere quello scopo, entrambe caratteristiche necessarie per contestare la frode sportiva. Anche qualora fosse dimostrato tutto il sistema accusatorio, non sono state condotte messe in atto per iscriversi al campionato: i soldi per iscriversi la Mens Sana li aveva.

Resta, evidentemente, il giudizio di valore etico su quegli atti, e su questa base si può sanzionare: non per il perseguimento di un illecito vantaggio (anzi si configura uno svantaggio), quanto per violazione dei princìpi di lealtà e correttezza. E questo non riguarda solo la posizione dei dirigenti condannati, perché la violazione dei princìpi di lealtà e correttezza non prevede la revoca dei titoli in capo al club per responsabilità oggettiva. Cambia abbastanza.


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