martedì 4 ottobre 2016

La difesa dei titoli della Mens Sana: la mossa della Polisportiva

In teoria non siamo fuori tempo massimo, perché la partita è sempre in ballo. Ma considerando che è da gennaio che se ne parla forse si è arrivati col fiatone all'antivigilia dell'udienza di giovedì sulla possibile revoca dei titoli alla Mens Sana, che secondo alcune interpretazioni potrebbe già essere quella decisiva per arrivare a sentenza. Dopo il Comune, hanno detto la loro la Mens Sana Basket 1871, l'Associazione e la Polisportiva. E la domanda di costituirsi in giudizio la avanzerà forse chi meno ci si aspetta.

Sarà la Polisportiva. Partendo dalla memoria difensiva - ovviamente ricalibrata, e intestata ora alla casa madre - già redatta dall'avvocato Bruno Tassone per conto del Comune di Siena. L'aveva scritta prima che la decisione del giudice delegato negasse alla curatela fallimentare di avvalersi dell'assistenza legale gratuita offerta dall'amministrazione comunale per l'articolo 61: quello contestato per responsabilità oggettiva appunto al curatore fallimentare Marco Lombardi in quanto legale rappresentante della fallita Mens Sana Basket, articolo che prevede tra le pene la revoca dei titoli.

Attorno all'ora di pranzo di questo mercoledì, nello studio di Tassone ci sarà il presidente della Polisportiva Antonio Saccone - accompagnato da Leonardo Tafani in veste di assessore allo sport per continuità, visto che il mandato a Tassone l'aveva inizialmente dato il Comune - per firmare la procura a chiedere di costituirsi nel procedimento.

Ha senso, nella misura in cui la Polisportiva era proprietaria all'87% della vecchia Mens Sana Basket, dunque è un soggetto titolato sopravvissuto alla sua chiusura. E ha senso perché la Polisportiva è un organismo riconosciuto dalla Federazione: aveva un'affiliazione al momento della ripartenza dalla Serie B, ne ha recentemente fatta una nuova con la nascita della società satellite Basketball Academy. Poi magari la Fip dirà di no alla Polisportiva, ma almeno ci sarà la prova di una richiesta arrivata da qualcuno e di una risposta arrivata da qualcun altro.

***

La Polisportiva è intervenuta in seconda battuta, dopo aver lasciato lo spazio perché fosse prima la Mens Sana Basket 1871, la nuova società, a decidere cosa fare. Lunedì sera c'è stato un cda apposito in cui si è parlato della questione, arrivando a un nulla di fatto. O meglio, prendendo atto del parere già arrivato dalla Federazione sulla "mancanza di elementi che possano far presupporre continuità" tra le due società. Che non è la scoperta dell'America: si sapeva, è evidente che sono due società diverse.

Non era per quel motivo che gli avvocati dei sei dirigenti mensanini avevano chiesto l'intervento della MSB 1871, ma per avere qualcuno a esercitare quella difesa che attraverso la curatela era stata negata. In questo caso qualcuno che in quei titoli si riconosce, visti vari elementi: le "vecchie glorie" mensanine alla presentazione sono solo l'ultimo, pare che la richiesta fosse stata avanzata dagli avvocati anche alla luce di quanto accluso nella brochure del Consorzio, che della MSB 1871 è proprietario con la maggioranza assoluta.

La Mens Sana Basket 1871 nel cda di lunedì avrebbe deciso di fermarsi qui. Non è questione di arrivare a far cambiare idea alla Fip, che ci sia un percorso che appare tracciato si è detto. Ma è questione piuttosto di lasciare un segno della propria attività. La MSB 1871 si fermerebbe così al No rispetto a una proposta avanzata dagli avvocati di dirigenti che in giudizio ci sono già. Senza aver fatto neanche la mossa di avanzare a propria volta formalmente una propria proposta di insediarsi. Qualcosa che sarebbe quasi sicuramente fine a sé stesso, ma di cui - anche in questo caso - resterebbe la traccia: la richiesta di costituirsi, e la risposta degli organi federali. Male che vada, resterebbe un atto dimostrativo in cui non c'è niente da perdere.

La Terza Repubblica della nuova Mens Sana, dopo le presidenze di Piero Ricci e di Lorenzo Marruganti, è nata da qualche settimana attorno a una sorta di direttorio, composto di personalità che hanno una provata estrazione di dna mensanino, la cui posizione sulla vicenda appare naturale. Il vituperato Comune la sua mossa l'ha fatta, e gliene va dato atto. La vituperata Polisportiva la sua mossa la sta facendo, e gliene va dato atto. La speranza è che gliene vada anche dato merito se aiutasse a cambiare il finale della storia. Di tutto questo resterà una traccia in base a cui fare delle valutazioni quando finirà tutto, delle mosse della MSB 1871 ancora no.

***

Da questo modesto spazio si era lanciata da subito e rilanciata più di recente la richiesta che fossero almeno tre i soggetti a muoversi per la difesa di una storia: il Comune, la Polisportiva e i tifosi, nel frattempo costituitisi nell'Associazione Io tifo Mens Sana, oltre all'esperienza del Comitato la Mens Sana è una Fede. Fa piacere vedere che, ovviamente per la propria sensibilità e non perché tirate per la giacchetta, tutte queste componenti ora hanno fatto la propria mossa.

Gli avvocati hanno ritenuto da subito che la via più opportuna per la difesa dei titoli nei formali canali della Federazione fosse attraverso la curatela della società fallita. In subordine il soggetto ritenuto più titolato secondo loro era la nuova società, visto anche l'atteggiamento nei confronti delle radici del suo popolo di riferimento. Poi in subordine ancora la Polisportiva, che adesso è quella che si sta muovendo nella maniera più concreta. Mentre invece i legali non ritengono percorribile la strada dell'Associazione. Anche qui non è una novità, è semplicemente nelle cose, fotografare il fatto che l'Associazione non è un soggetto riconosciuto in Fip e dunque non ha titolo di insediarsi in quel tipo di procedimento.

Neanche il Comune lo è, e ha trovato altri modi per fare qualcosa, e si spera che ne trovi altri, visibili di fronte all'opinione pubblica per occupare una scena mediatica altrimenti monopolizzata dall'accusa, e soprattutto meno visibili ma concreti in termini di rapporti istituzionali a livello di politica sportiva, specialmente se l'eventuale passaggio dei vari gradi di giudizio portasse a uscire dall'alveo della Fip per entrare in quello presumibilmente meno inospitale del Coni, per non parlare di eventuali azioni di rivalsa sul piano civilistico (già era stata avanzata la proposta di una class action). E in queste sedi l'Associazione sarebbe un ente giuridico pienamente titolato a muoversi. Oltre che proprietario al 20% della società, e fino a qualche mese fa era anche il 70%.



Ecco, in queste ore una posizione l'ha assunta anche l'Associazione. Di forte determinazione, annunciando polverone a difesa del patrimonio di un intero popolo. "La difesa a tutela dei titoli vinti sul campo andrà avanti a oltranza" valutando "ogni possibile futura azione che comunque porti alla difesa degli stessi in qualsiasi sede". Parole forti, impegni forti. La partita comincia da qui. Ora va giocata.

2 commenti:

  1. Proviamo a far capire ai parrucconi della fip che siamo pronti ad una class action che potrebbe costargli svariati milioni (tra abbonamenti, biglietti, pubblicità ecc di un campionato come dicono loro falsato ma approvato dai LORO organi di controllo) per vedere se il tema del denaro a LORO tanto caro fa effetto! Mauro

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  2. sicuramente è un modo per sollevare la questione su una parte che fin qui non ha potuto difendersi, parlando un linguaggio (quello dei soldi) che di certo richiama l'attenzione. utile a creare un clima meno a senso unico, di supporto ai canali ufficiali (dalla corte d'appello in poi) che sono quelli in cui si giocherà effettivamente la partita

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