mercoledì 27 luglio 2016

Questioni tribali e scenari geopolitici: le dimissioni di Fabio Bruttini

Nella giornata di lunedì, attorno all'ora di pranzo, Fabio Bruttini ha inviato agli altri otto componenti del consiglio di amministrazione del Consorzio Basket e Sport a Siena una lettera in cui ha rassegnato le dimissioni dall'incarico di presidente. Il dato di fatto fine a sé stesso, le dimissioni, ha una sola naturale interpretazione possibile, se preso da solo: la rottura. Per estensione: la fine di un progetto, per lo meno per mezzo di una persone da sempre ritenuta centrale. In realtà se contestualizzato non è la fine, per lo meno non oggi, quanto piuttosto l'inizio - obbligato - di una fase di riflessione perché il progetto esca da una fase di stallo.

La lettera è, in un certo senso, la prima vera mossa di Bruttini da quando è a capo del Consorzio. Parafrasando, ma neanche troppo, le parole della sua missiva, Bruttini ha scritto di essere arrivato alla determinazione - dopo alcuni giorni di riflessione - che il clima che si è creato non consente di proseguire il suo lavoro per il progetto di sviluppo della Mens Sana. Ma si è detto disponibile a riprendere il lavoro qualora se ne ricreino i giusti presupposti. Nella serata stessa di lunedì l'Associazione ha discusso un documento presentato nel direttivo da un'amplissima maggioranza del consiglio (il basket vada avanti a prescindere dall'impasse all'interno della proprietà, in sintesi), ed è previsto che una delegazione in queste ore incontri Bruttini chiedendo di ritirare le dimissioni.

Le versione veicolata immediatamente ai media, non una versione falsa ma sicuramente quella ufficiale concordata, è che la decisione nasce dall'essersi trovati di fronte alle normali difficoltà di conduzione del cda di un Consorzio creato in tempi brevi - sì, al momento della creazione del cda del Consorzio i tempi erano stati brevi - mettendo insieme persone che non si conoscevano e aziende molto eterogenee per dimensioni e natura, con prevedibili difficoltà di amalgama. Una pausa di riflessione, mentre comunque il vecchio cda della MSB 1871 continua a lavorare per l'organizzazione della nuova stagione, avendone ricevuto il mandato dalla proprietà in attesa delle nuove nomine.

Persone vicine a Fabio Bruttini aiutano invece a ricondurre la decisione agli ultimi estenuanti giorni di incomprensioni nate all'interno del cda del Consorzio, un modo per mettere tutti attorno a un tavolo e tornare a ragionare insieme sui ruoli e altre valutazioni, stoppando un'escalation anche di toni ("stupida" è l'aggettivo giusto) che porta più lontani da una sintesi ogni giorno che passa. Al di là dei giudizi su come ha interpretato il suo ruolo fin qui, va riconosciuto a Bruttini di essere una persona talmente pacata che può aver fatto un passo del genere solo per creare le condizioni per migliorare la situazione attuale, non per distruggere un progetto che nessuno degli aderenti, a rigor di logica e di buon senso, può voler far fallire.

*** 

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è legata a un forcing nella dialettica interna al Consorzio delle ultime ore in cui si sono stratificati più temi attorno a quello centrale. Una questione di bozze di contratti per la pubblicità, che si intreccia con l'incarico formale a un'agenzia di comunicazione che si occupi anche della cessione pubblicitaria, che si intreccia con l'accordo con la Polisportiva per gli spazi all'interno del palasport (chi l'ha concluso e come) con conseguenti mail di fuoco estese anche all'Associazione, che si intreccia con le nomine del Consorzio per il cda del basket, che si intreccia con le gli scenari ventilati da alcuni consorziati (quattro su nove) di lasciare il cda del Consorzio, non mancando di ricordare quante aziende hanno portato e che si sentirebbero a quel punto non rappresentate. Se sembra assurda la spirale che si è generata attorno al filo conduttore che tiene insieme tutti questi argomenti, no: è tutto vero.

E' innegabile la spaccatura che si è creata e che è andata accentuandosi tra due distinte componenti non solo specificamente all'interno del Consorzio ma in generale tra le persone che fin dall'inizio hanno lavorato al salvataggio della Mens Sana, di cui il mancato accordo nel Consorzio è l'ultimo e più complesso riflesso. Ogni parte vede nell'altra una volontà di occupazione, e in effetti in queste settimane non ci si è premurati di evitare segnali che avvalorino questa interpretazione. Secondo qualcuno neppure segnali di un ritorno dell'ingerenza della politica, o più facilmente di chi tenta di accreditarsi presso la politica. Semplice banalizzare il tutto riconducendolo alla più classica e italiana delle lotte per le poltrone, ma (opinione personale sindacabilissima) merita rispetto la volontà di scrivere fino in fondo la storia di questa fase da parte di chi ci ha messo tempo, sforzi e risultati per permettere alla Mens Sana di uscire dall'orlo del baratro e arrivare fino a questo punto.

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Il campo su cui in maniera più lampante si sono consumate le visioni divergenti (un assaggio nei commenti qui) è stata l'incapacità di arrivare a un accordo unanime sulle cinque nomine per il cda della MSB 1871, una sorta di atto costituente del Consorzio che in quanto tale si è voluto giustamente che arrivasse da un accordo invece che dall'atto di forza di una parte piuttosto che un'altra. Si è detto che sia stata una questione di metodo usato nella scelta, e in parte è sicuramente una parte importante del problema, ma non si esaurirebbe comunque tutto lì.

C'entra anche la diversa "filosofia" sulla composizione di questo quintetto di nomine: da una parte con personalità ritenute "indipendenti", prese dal tessuto cittadino, la cui omogeneità sia garanzia di governabilità; dall'altra secondo il principio della rappresentanza, perché ci sono imprenditori che sostengono il bisogno di accompagnare l'investimento fatto monitorandolo dall'interno attraverso una partecipazione ai lavori del cda della MSB 1871.

Al di là delle discussioni sulle singole persone, la rosa di nomi avanzata nelle scorse settimane secondo la prima visione, quella a quanto pare avallata da Bruttini, è stata bocciata (portando alla proroga dell'attuale cda) da chi si fa portatore della seconda visione. E che ha fatto altre proposte, promuovendo invece la presenza all'interno del cda della MSB 1871 di un paio di consiglieri che sono già nel cda del Consorzio.

Al di là della discussa autoregolamentazione per cui si ritiene opportuno evitare compresenze in entrambi i cda (facilmente bypassabile con le dimissioni dal cda del Consorzio di chi entra dall'altra parte), volendone fare una questione di principio una strada l'ha tracciata lo stesso Bruttini, che ha deciso di non entrare in prima persona nel cda della MSB 1871 ma di volerci al proprio interno una persona storicamente di sua fiducia, con cui lavora da anni alla Virtus.

E' elementare (anche troppo, quindi forse per qualche motivo impraticabile) immaginare come possibile mediazione un quintetto di nomine con una maggioranza di personalità indipendenti ma anche altre che rispondano al bisogno di rappresentanza di alcuni consorziati. Ognuno rinuncia a qualcosa per trovare la quadra, una specie di "governo tecnico" di un anno, per poi la prossima estate ridare le carte sulla base di quello che avrà detto questa stagione, togliendo anche senso alle guerre di religione di quest'anno.

In qualsiasi contesto virtuoso la proprietà indica nel cda i membri che ritiene idonei per raggiungere i propri obiettivi, non mirando a una gestione in prima persona ma lasciandola a figure scelte per la loro competenza, a cui dare indirizzi precisi ma poi lasciandole "governare". Tutte questioni che appaiono risolvibili col buon senso, con la dialettica, con la mediazione. Solo a mali estremi e non come prima opzione, rinunciando a qualcuno. E' un'interpretazione del tutto personale, ma se c'è un messaggio che arriva da queste dimissioni è l'invito a tutti a fare un passo indietro per riprendere il discorso da posizioni più conciliabili.

***

Più di ogni tentativo di analisi, e delle inevitabili derive in speculazioni, il dato di fatto sul fronte del diritto societario è che le dimissioni di Bruttini hanno l'effetto di dare tempo al Consorzio per trovare un accordo.

I tempi tecnici per la convocazione degli organismi del Consorzio per trarre le conclusioni di queste dimissioni (prevedibilmente confermando fermamente la fiducia in Bruttini, che ne uscirebbe rafforzato) spingono possibili sviluppi a dopo Ferragosto, mutuando (più o meno opportunamente) la consuetudine senese per cui tra il Palio di luglio e quello di agosto si blocca tutto. Tanto al lavoro c'è ancora il vecchio cda della MSB 1871, a cui il nuovo cda per come si delinea dà l'impressione di aver lasciato volentieri la patata bollente di organizzare (in regime di proroga) la nuova stagione, per entrare a settembre quando tutto è già fatto, la barca va già da sola e le decisioni le hanno prese altri.

Fosse veramente così, astenendosi da valutazioni di merito, il male sarebbe quello di un altro mese di attesa sul fronte delle nomine, con l'obbligo capitale di sfruttarlo per arrivare a un accordo se non si vogliono rivoluzioni di piazza, e due figure chiave per queste mediazioni paiono naturalmente quelle più vicine a Bruttini: il vicepresidente del Consorzio, Giovanni Poggiali, e del suo uomo di fiducia nel futuro cda. Ma con tutto il resto (squadra, pubblicità, abbonamenti, comunicazione) già in movimento e autonomo. Certo, presentandosi in condizioni pessime di appeal alla ricerca di sponsor e nuovi consorziati. E' comunque in base a come andrà questo mese che si potrà veramente pesare il significato di queste dimissioni di Bruttini. Non oggi.

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