Cosa
c’è di meglio, in un piovoso pomeriggio autunnale, che tornare a
casa e trovare il tepore del proprio
luogo del cuore? Quelle quattro mura spesso aiutano a ricaricarci,
soprattutto se siamo capaci di tenere fuori fatiche e fantasmi.
La
Mens Sana torna a casa e non a caso torna a vincere, seppur con enorme
fatica, facendo leva sulla spinta che solo il calore domestico può
infondere. Nulla viene per caso. Nel giorno del cinquantesimo
anniversario dalla sua costruzione, la magia del
Palasport sparge polvere di stelle sui giocatori nel momento
decisivo, quando ormai sembrava inevitabile la sconfitta. Sotto di
-19, Siena risorge grazie al tè ristoratore offerto dal pubblico,
che sa indubbiamente alzare calore e livelli di decibel quando conta.
Al momento della bomba di Jarvi, decisiva per l'inerzia finale, si è deciso di mettere alla prova i
timpani dei presenti, nonostante non fossero presenti
otorinolaringoiatri a sufficienza.
Per fortuna non ci sono state
conseguenze gravi. Le vibrazioni positive dei cori del
“settorino”, capaci di coinvolgere l’intero palazzo, diventano
alla bisogna dei fili elettrici che passano sotto al parquet e si
innestano direttamente nelle suole delle scarpe dei giocatori
biancoverdi, dando la carica che serve. Al contrario, le gambe degli
avversari iniziano a tremare, come quelle di Meluzzi, play tascabile
di Piombino, durante i due liberi decisivi a fine partita, entrambi
sul ferro. Dunque la casa, in fondo, è anche il posto dove puoi
combinare un disastro ma
trovare qualcuno che ti offre la cena.
Giovanni
Pascoli amava mettere in connessione il concetto di casa con quello
di nido. Il luogo dove abitiamo, dove proviamo le emozioni più
intime diventa così una sorta di avamposto da proteggere, perché
solo lì si può riscoprire il vero senso dei propri affetti. Oltre
che nel sonetto
intitolato proprio Il
Nido,
il concetto è ribadito nella celeberrima X
Agosto,
in cui il parallelismo tra la il destino della rondine e quello del
padre rende ancora più importante il valore di questo microcosmo
domestico, un rifugio per difendersi dalla crudeltà del mondo
esterno. A
Siena ormai è chiaro a tutti: il campionato di B Nazionale può
diventare metafora proprio di quel mondo crudele. Ogni partita è una
tonnara, una sabbia mobile in cui rischi di rimanere fatalmente
invischiato. Per
non smarrirsi, serve avere chiaro il luogo da cui provieni.
Per
i latini, il significato di Domus era ancora più ampio: non era
solo un edificio, ma l'insieme di famiglia, patrimonio e culto. Ci
sono i Lari e i Penati, divinità protettrici del focolare. La casa
diventa quasi un tempio, dove si consumano riti quotidiani decisivi.
“Tutti in piedi, tutti in piedi eh! Eh!” cantano i tifosi, e come
in una sorta di cerimonia laica, il pubblico segue e partecipa alla
funzione comune. Anche il Palasport ha i ‘suoi Lari’, che sono le
bandiere, gli stendardi, i vecchi giocatori, le memorie condivise,
come ci hanno ben ricordato le commoventi immagini trasmesse dal maxi
schermo durante l’intervallo della partita. Chissà se l’ingegner
Biagini, progettista della struttura, avrebbe immaginato dopo mezzo
secolo che il luogo da lui pensato avrebbe contenuto una
storia tanto grande.
Alla
fine, il 'compleanno' del Palasport va oltre al valore della singola
gara: ci fa capire che l’importanza della propria casa non sta solo
nel numero di partite che ha ospitato, nei trofei conquistati o nei
campioni che hanno corso sul campo. Sta soprattutto nel fatto che,
per cinquant’anni, quel luogo è stato il punto di riferimento per
una comunità che grazie alla pallacanestro ha trovato anche un modo
per raccontarsi.
Qualunque
serie si giochi, la sicurezza è una soltanto: non si torna a casa
perché è il miglior posto al mondo, ma semplicemente perché è
casa nostra.
Andrea Sguerri
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