Chi è uno Smooth operator? È difficile definirlo, perché spesso è una figura cangiante, uno che agisce con naturalezza ed eleganza anche nelle situazioni più complesse. Nel basket è un giocatore che fa sembrare semplici anche i canestri più difficili. A ben pensarci, non è così complicato da descrivere, perché l’espressione “Smooth operator” ha un sinonimo: Okko Jarvi. Lampante dimostrazione è la sua prima partita al Palaestra, con tiri ad alto coefficiente di difficoltà che lasciavano i polpastrelli con la dolcezza di un pasticcino; e poi penetrazioni sapienti, in particolare il biglietto da visita lasciato lì, per tutti, con il primo canestro della gara: palleggio, esitazione, avversario sbilanciato, vantaggio preso, comodo layup. Semplicemente... smooth. E a Siena è subito Okkomania.
Lo incontriamo in un assolato pomeriggio, a fine allenamento, ghiaccio sulla spalla ma giusto mood per fare due chiacchiere. Assai piacevoli a dire il vero. Prima di tutto perché Okko non è il classico finlandese, che partecipa alla conversazione con un monosillabo ogni volta che passa la cometa di Halley; nonostante mantenga il suo profilo di ragazzo tranquillo, di uno che se avesse 24 ore completamente libere non farebbe altro anche starsene in giro con amici e fidanzata, ama parlare di sé. Come quando inizia a raccontarci il legame con la sua terra, la sua città, Espoo, e anche le sue abitudini finlandesi che fatica ad abbandonare, una su tutti la cena, rigorosamente alle ore 17.30, 18 quando si fa davvero tardi. Oppure quando ci confessa il suo amore per il cinema, per il cibo e per gli animali (almeno un gatto e un cane abitano stabilmente a casa Jarvi).
La responsabilità di essere una delle punte più affilate di questa Mens Sana non gli pesa. L’anno scorso, per colpa delle rigide norme del massimo campionato ungherese (dove non possono stare in campo più di tre stranieri), talvolta i suoi minuti in campo si riducevano a una manciata. Quest’anno la permanenza sul rettangolo sarà ben più consistente e questo, ci dice, non può che migliorare la sua capacità di leggere e interpretare la partita.
Per non essere troppo noiosi, dopo i primi quesiti di rito, la buttiamo in filosofia. Conosci Seneca? Okko sgrana gli occhi e sorride (giustamente), come se qualcuno chiedesse un gomitolo di lana al bar sotto casa. “Primo segno di un animo equilibrato è la capacità di starsene tranquilli in un posto e in compagnia di sé stessi”, diceva il filosofo. Sei d’accordo? Lo sguardo cambia, diventa serio, come se la massima senechiana avesse condensato una parte del suo stile di vita, un’importante sfaccettatura del carattere. “Sì, eccome se sono d’accordo”.
Chiudiamola in bellezza. Facciamo un giochino. Se tu fossi un drink? ”Sono finlandese, non posso che rispondere: vodka liscia”. Però. E se tu fossi un film? “Il mio vicino Totoro, di Miyazaki; lo guardo spesso e come tutti i suoi film e animazioni fa molto riflettere”. Geniale. È il momento di salutarci, anche se non possiamo lasciarci senza soddisfare un’ultima, fondamentale curiosità. Come si dice CIUFF in finlandese? “Si dice… SSCCCC!” Il suono che gli esce di bocca è difficile da riportare, ma di sicuro è efficace, rende l’idea di un pallone che buca la retina, anche se la cosa più bella resta sempre quella di sentire quel suono sul campo, quando conta.
Andrea Sguerri
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