Il passaggio della maggioranza della Mens Sana Basketball dalla Polisportiva a Wibog, che eserciterà l’opzione per salire dal 25% al 75% delle quote con un aumento di capitale che come da statuto fa diluire tutti gli altri soci (compresi Io Tifo Mens Sana e Unico), rappresenta il primo momento dalla ripartenza del 2019 in cui la società, in coincidenza con la promozione in B1, riesce a guardare oltre le proprie possibilità, oltre le proprie forze, aprendosi a qualcuno con cui affrontare insieme il prossimo passo. Un momento di passaggio atteso e cruciale.
Occasione di legittima visibilità per i nuovi soci, molto presenti a distanza, che col loro ingresso hanno già contribuito alla stagione appena conclusa, è di queste ore la visita a Siena, la prima di uno degli investitori americani arrivati l’anno scorso alla Mens Sana, di Michael Hillman, imprenditore molto affermato nel settore delle case di riposo e presidente di Wibog, la società di scopo creata appositamente per l’acquisizione delle quote del club biancoverde insieme agli altri soci con base a Waco, Texas: l’altro imprenditore James Russell e Rory Ryan, avvocato, più noto in città perché già da tempo nel cda biancoverde in rappresentanza della società americana.
A Siena per giorni del Palio e in città fino a sabato, con appuntamenti in agenda anche con l’amministrazione comunale, Michael Hillman è arrivato insieme alla squadra liceale del figlio, che ha avuto occasione per giocare qualche partita e che è stata fiera testimonial di tutto il merchandising mensanino (zaini, magliette, tutto griffato Nike) autoprodotto e indossato quest’inverno in Texas. Un dettaglio, non così piccolo, che dà un’idea della grande considerazione per l’immagine della Mens Sana, compresa l’idea in cantiere di un documentario da far uscire sulle maggiori piattaforme sulla storia della società e la sua rinascita.
In mesi in cui sta diventando forte l’impronta delle proprietà americane sul basket italiano anche ai massimi livelli, a volte portatrice di opportunità, altre matrigna, l’esercizio inevitabile di cercare di cogliere sensazioni rimanda, a chi ha conosciuto più da vicino i soci USA, l’idea che non siano venuti per stare poco. Certo per l’investimento: se un anno fa per il 25% fu di 150mila euro, adesso per il doppio il conto è intuitivo.
Allora arrivarono attirati dall’idea di comprare una realtà sportiva oltreoceano, di calcio o di basket, scegliendo infine la Mens Sana. Oggi, chiarito che nonostante l’acquisizione della maggioranza non c’è l’intenzione di cambiare la governance, sicuramente non in questa prima stagione, hanno mostrato interesse per investimenti che dovessero essere necessari magari nell’impiantistica, purché siano sensati. E hai visto mai che serva ad aiutare ad affrontare la questione palazzetto, almeno un po’ per volta: Hillman ha dichiarato la disponibilità a investirci 170mila euro. Alla nuova Mens Sana, per costruzione, è mancato finora il socio di riferimento che potesse fare da stimolo per fare un investimento che si ritiene valga la pena fare.
E questo vale anche per la parte sportiva. Si tratta ora, col buon senso che in questo primo anno c’è stato, di fondere due culture. Da una parte quella che ha portato la Mens Sana fin qui, a un passo meritato sul campo che non è nato per caso ma viene da un percorso e dalla consapevolezza che i risultati non arrivano subito: capace però di alzare l’asticella quando il percorso ha detto che c’era un’occasione da prendere. Dall’altra quella americana secondo cui nel nome degli investimenti le aspettative possono essere immediate. Inevitabile che questo possa riflettersi sulla costruzione della squadra della B1, che nasceva magari per fare un campionato per salvarsi e a cui ora invece magari si chiederà di avere le gambe per guardare già ai playoff.
Che significa mettere insieme una squadra che spostando l’obiettivo più in alto potrebbe costare almeno il 50% in più, tra un’ipotesi e l’altra. E che significa immaginare che l’aumento dei costi stagionali, rispetto al campionato appena vinto, non sia attorno al 50% come preventivabile, ma ben di più fin quasi al doppio, per un progetto che comunque aveva già bisogno di adeguare la struttura al salto, a partire almeno da un altro coach professionista. Con un socio forte in più però, che ha appena deciso di immettere nel club alcune centinaia di migliaia di euro, che al di là dell’impatto immediato c’è il desiderio di poter leggere come un segno di stabilità su base pluriennale. Poter avere queste incognite è un lusso che fino a qualche mese fa la Mens Sana era lontana da potersi permettere.
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