mercoledì 7 ottobre 2026

Baskettology - L’attesa dell’esperienza

Ci sono sconfitte che segnano solo una casella vuota nella tabella stagionale; ci sono sconfitte che hanno invece un valore ben più importante e aiutano a formare qualcosa di solido. 

Il 76 a 72 di domenica al Pala De André si avvicina di più alla seconda categoria. La Mens Sana ha avuto la possibilità di farsi ‘corsara di mosaici’ in quel di Ravenna, ma forse ciò che più conta dopo la sirena è la consapevolezza che il risultato, specialmente se visto come parte essenziale di un processo di crescita, non sia un aspetto così tremendo. Lo ha detto Vecchi, lo abbiamo visto tutti: si registrano sensibili passi avanti rispetto alla prima di campionato. Rimane sicuramente tanto lavoro da fare, ma allo stesso tempo c’è la sensazione che il mattone di esperienza, poggiato nel muro portante della costruzione dell’identità di questa squadra, renderà più solido il palazzo in costruzione. 



Esperienza, del resto, è una parola curiosa. La utilizziamo spesso come sinonimo di anzianità, di chilometri percorsi, oppure di numero di partite giocate. Ma l’esperienza non è semplicemente il tempo che passa. È quello che facciamo del tempo che passa. 

Nel 1919 Herman Hesse pubblica “Demian. Storia della giovinezza di Emil Sinclair”, un romanzo di formazione in cui si descrive la crescita di un adolescente, tra crisi spirituali e slanci di virtù. Tutto il romanzo è imperniato sul fare esperienza reale di se stessi, della propria interiorità, in un processo di crescita che non arriva mai a reale compimento. È come se in noi continuassero a esistere due nature differenti, una buona e una cattiva, Abele e Caino. Senza per forza diventare psicologi junghiani o volerci avventurare in letture analitiche, è chiaro che un percorso di formazione di una squadra passa necessariamente dallo stesso principio: bene e male, crescita e caduta, vittoria e sconfitta. 

Diventa fondamentale, pertanto, riconoscere questa continua polarità, trasformando le flessioni in lezioni da imparare. Di sicuro serve qualcuno che ti aiuti in questo processo virtuoso, altrimenti si rischia di perdersi. Nel romanzo di Hesse, per il protagonista Emil, sarà la figura di Max Demian, personaggio enigmatico ma sempre presente negli snodi decisivi della vita del protagonista, tanto da essere fondamente per indirizzarne la personalità. In casa Mens Sana il ruolo non può che spettare a coach Vecchi, che a parer nostro ha già ben chiari in mente i tasti da premere per cercare di regolare alcune stonature.

Rimane il fatto che fare esperienza, alla fine, è come respirare, ovvero un processo del tutto naturale, anzi vitale. I frutti di questo lungo processo ancora devono maturare, ma le gemme sbocciate nei rami sono numerose e floride. 

Basta solo saper aspettare. 

Andrea Sguerri




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