La Mens Sana è una delle tre squadre del campionato che ha
sempre perso in trasferta, insieme a Reggio Calabria (però imbattuta in casa) e Napoli. Stavolta non giocava a Casale, a Scafati o a Biella. Il -8
(86-78) di Treviglio è stato anche generoso, dopo essere stati anche a -18 (e comunque sempre sotto) sul campo di una squadra che fino a oggi aveva perso sei partite su nove e tre su quattro in casa, vincendo solo con Napoli.
Era una partita da vincere, per la Mens Sana, invece è arrivata la terza sconfitta in fila: con Griccioli si erano perse tre partite su cinque, con Mecacci siamo a tre su quattro. Sarà spiegabile col tempo che ci vuole quando si vuole cambiare così tanto, ma
sul piano dei risultati sono stati fatti più passi indietro che avanti. Al di là del cambio di allenatore, era la prima partita dopo la scelta punitiva di togliere il giorno di riposo e raddoppiare gli allenamenti. Il processo pubblico e privato a Turner ha ottenuto il risultato di fargli tornare a fare una partita di un certo tipo.
E però alla fine, nonostante i correttivi tentati, si è comunque perso nettamente.
Perché a fronte di difetti di costruzione non basta schioccare le dita. E anche il lavoro è una risposta necessaria ma a questo punto, in queste condizioni, forse non sufficiente, finché non fa clic qualcos'altro. Colpe, in campo e fuori, ce ne sono. La caccia al colpevole è la reazione più spontanea alla delusione, anche giusta pur di non rassegnarsi all'inerzia, ma
si è speso così tanto tempo - ormai un terzo della stagione -
cercando cambiamenti di rotta, e non avendo evidentemente la bacchetta magica,
che magari inseguire ancora cambiamenti potrebbe non essere produttivo. E' forse il momento in cui
semplicemente aspettare che un equilibrio arrivi, nel tempo che sarà necessario. L'anno scorso Casale ha perso le prime cinque partite e otto delle prime dieci, poi si è rimessa in piedi fino a chiudere al settimo posto. Reggio Calabria, Scafati e Ferentino - tutte squadre partite con ambizioni - invece sono restate invischiate fino alla fine nella lotta salvezza/playout. Vista la china presa, la priorità è non implodere. E allora forse è quel momento della stagione in cui
l'obiettivo si deve spostare: da un'annata ambiziosa, a cui ora non ha più senso pensare, all'idea di rimettersi in piedi e ritrovare l'equilibrio per evitare il naufragio.