giovedì 21 maggio 2020

Per la maglia - Episodio #3: La più bella delle città

Nell’ultima puntata l’argomento era la maglia nera, omettendo volutamente considerazioni sulla divisa Kipsta utilizzata per due stagioni. Questo perché aveva caratteristiche particolari che meritano un’analisi più approfondita. Così come la canotta Mondosport del 2018/19, destinata a rimanere per chissà quanto tempo l’ultima in un campionato con davanti la sigla A…

Oggi si parla delle maglie che raffigurano al loro interno immagini della città. Una soluzione, quella del riferimento al territorio, vista in tantissimi altri contesti: l’Armani con il Duomo di Milano (guarda un po', dopo essersi presa Moss, Hackett e Banchi, anche l'idea della maglia...), di cui alcuni elementi saranno richiamati anche nella prossima divisa Puma del Milan, o anche la pianta della città sulla maglia della Roma (stagione 15/16). Come si vede nel collage preparato, in maniera diversamente impattante da caso a caso. Esempi anche in Nba: vengono in mente la storica skyline di Denver o quella più recente di Dallas.
 
Spesso si utilizza la serigrafia, con efficacia talvolta molto dubbia: la maglia della Nazionale di calcio nel 1994 aveva lo stemma della Figc ripetuto infinite volte, quella dei prossimi Europei fregi rinascimentali di cui non si sentiva tutta questa necessità. Per rimanere in casa Mens Sana, ecco una versione con una parte del logo raffigurata in maniera più grande nel disegno.

Foto tratte da: Euroleague, Footyheadlines, Nbajerseydatabase

Ma torniamo all’argomento di oggi, la città. Il botto lo fa Kipsta, che prende il posto di Champions nell’estate del 2012 e presenta tre divise (bianca e verde per il campionato, nera per l’Eurolega) caratterizzate da tre richiami alla “più bella delle città”: Duomo, Torre del Mangia e contrade.



LE CARATTERISTICHE - Il Duomo è richiamato nel colletto, che presenta una doppia caratteristica: una parte a V ed una circolare, proprio come le cornici delle finestre. La Torre è sul dorso; da lì partono diciassette strisce diagonali tono su tono, che salgono verso sinistra. Stessa direzione, salita da destra a sinistra, stavolta però su tutto il fronte, per le diciassette righe della parte anteriore. Questo crea uno stacco non corrispondente (e quindi non entusiasmante) quando si arriva all’altezza del fianco sinistro, ma è solo una delle criticità di una buonissima idea realizzata con qualche pecca. Ci torneremo.

Video di presentazione di Kipsta

Ora si rimane ai dettagli: non mancano, ahimè, spunti tricolori. Giro spalla e colletto (anche nella parte posteriore) sono caratterizzati da riferimenti (esteticamente inutili) al verde bianco e rosso della bandiera italiana. Il numero, bianco, è collocato al centro, sopra lo sponsor. Pantaloncini total black a parte una banda verde sul giro coscia. Banda che resta verde sulla divisa bianca e si inverte, bianco su verde, in quella da trasferta.

Euroleague


LE PECCHE - Il font è probabilmente il più brutto mai usato nella storia delle maglie Mens Sana. Quando si cerca di innovare capita di andare un po’ troppo oltre, questo è uno dei casi. Ma c’è di peggio: nella versione Eurolega le diciassette righe creano una sorta di bandone grigio che mal si armonizza con il resto della maglia. Limitarsi alla parte dorsale, senza abbandonare il riferimento al numero diciassette, forse avrebbe attenuato l’effetto negativo. Un effetto che, va detto, è decisamente meno fastidioso, anzi non lo è assolutamente, nelle due versioni da campionato. Altri dubbi: il numero, specialmente se a singola cifra, si sovrappone alla Torre, così come il nome del giocatore in alto e la scritta Siena in basso. Però sulla bianca l’impatto è decisamente migliore che sulla nera.

L’ULTIMA? - Facciamo un salto temporale di sei stagioni. Questa sotto è l’anteprima dell’anteprima. Uno scatto che ho realizzato personalmente qualche minuto prima della presentazione ufficiale delle divise per il 2018/19. Tralasciando la qualità dell’immagine (comunque nettamente superiore alla qualità della gestione societaria…), si possono vedere alcuni dettagli fondamentali che hanno caratterizzato la versione casalinga e quella da trasferta.
   
Particolarità, il disegno non è lo stesso: nella maglia da casa troneggia la skyline cittadina (utilizzata, nelle parte bassa della schiena, anche dalla Virtus) mentre in quella da trasferta c’è un riferimento, non visibilissimo (riguardando le prime foto della presentazione con il ‘modello’ Misljenovic la domanda che sorge spontanea è “ma c’è o non c’è?”), al Palazzo Pubblico e alla Torre del Mangia. Per la divisa da trasferta si è scelto di presentare un verde piuttosto scuro, non entusiasmante, ma la tonalità selezionata per la parte superiore della divisa casalinga, un verdino stinto che tende a sfumare, è ancora più inquietante.



STEP UP - Attenzione, però: quando inizia la stagione il verde della seconda divisa fortunatamente schiarisce, diventando molto più gradevole, il numero frontale si sposta al centro facendo spazio al Logo Mondosport. E l’immagine di Torre e Palazzo comunale viene contornata in oro, diventando finalmente visibile anche ad una certa distanza. E inserendosi in maniera abbastanza naturale nel contesto. Bordi e colletto restano bianconeri (senza però l'accortezza di separare nero e verde), il numero dorsale è nero con contorno bianco.

Pagina Facebook Mens Sana Basket 1871 (come le successive)

Con questa variazione di tonalità apportata in corsa il disegno da trasferta si rianima, raggiungendo livelli di apprezzabilità impossibili da ottenere con la prima versione. Altrimenti non sarebbe stata una cattiva idea ribaltare i concetti, mettendo la Skyline sulla maglia da trasferta, utilizzando due punti differenti di verde per valorizzare il disegno e invece proporre Palazzo Pubblico e Torre del Mangia sulla divisa casalinga.

RAZZIE AWARD - In realtà non c’è una documentazione completa sulle sopramaglie utilizzate nella storia della Mens Sana, quindi può darsi che qualcosa sia andato perso nel tempo. Difficilmente però si sarà fatto peggio di questa, che per distacco viene eletta la sopramaglia più brutta della storia di viale Sclavo: base nera con Torre e palazzo comunale in bianco, con spalle verdi. Nel mezzo il blu e arancio di On Sharing. Ma che è sta cafonata? (cit.)



LARGO AI GIOVANI - Niente Skyline nel settore giovanile. La divisa utilizzata nella disgraziata stagione 2018/19 (nella foto una delle squadre guidata dagli ottimi Duccio Petreni e Andrea Zanotti) è semplice, semplicissima, ma più coinvolgente, forse per il punto di verde più brillante, del lavoro arzigogolato preparato per la prima squadra. E nettamente migliore della anonima maglia indossata per il precampionato (qui indossata da Del Debbio) e consegnata, idealmente, ad ogni giocatore nella sera della presentazione (perché non tutte le divise nuove erano ancora pronte). Notare anche il marchio Macron, avvicendato da quello Mondosport nella maglia poi utilizzata per le 25 gare di campionato.



CONSIDERAZIONI FINALI - Troppo critico? No, l’idea di mettere un riferimento cittadino (e cosa c’è di più senese della Torre del Mangia?) sulla maglia non dispiace. Certo, sia con Kipsta sia con Mondosport si poteva inserirla meglio nel contesto. Complessivamente il lavoro dell’azienda francese merita apprezzamento, fatta eccezione per la divisa nera. Buona anche l’idea della skyline, seppur grossolana nella realizzazione, così come il legame con le diciassette contrade, anche se la realizzazione finale poteva essere più accattivante. Molto bella l’idea di Kipsta del colletto che richiama il Duomo, con la stonatura dell’utilizzo del tricolore (già detto troppe volte, prometto di non farlo più fino all’ultima puntata di questa rubrica).

THE WORST IS YET TO COME - In realtà Frank Sinatra cantava ‘The best is yet to come’, il meglio deve ancora venire. Qui però c’è da occuparsi del peggio espresso in passato. Sarà l’argomento della prossima puntata.



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