sabato 11 luglio 2020

Per la maglia - Episodio #6: Semplici o banali?

Semplici o banali? Belle o brutte? Apprezzabili o disprezzabili? Un dilemma che non si può sciogliere. Io, perlomeno, non ci riesco. Si va di caso in caso. Oggi è il turno delle maglie “semplici”, o “banali”, senza tanti fregi, senza bande qua e là, senza orpelli vari. Il disegnatore di turno si è concesso un periodo di relax, ma non sempre è questo dramma.

Si parte forte, dalla divisa 2001/2002. Motivi sentimentali, più che estetici. È la maglia dell’anno della Coppa Saporta, per cui non può non piacere. Qui non si negozia: è una muta da 8 in pagella, anche se il produttore non avrà passato le notti insonni per realizzarla così come l’ha pensata. Champion propone una maglia semplicissima, con doppia bordatura verde su collo a v e giro spalla, numero nero nella parte destra del petto (e anche sulla schiena), logo a sinistra, doppio arrangiamento verde anche nel cinturone dei pantaloncini. Anche il cognome del giocatore, sul retro, è in nero, mentre la scritta Siena, sotto il numero, è in verde. Unica pecca Montepaschi in bianco su rettangolo verde. Scriverlo direttamente in verde, come era nella versione da campionato e come accadrà sempre negli anni successivi, avrebbe reso più armonico il contesto. Però il voto in pagella non cambia.


Altra Champion molto semplice, e molto gradevole, quella degli anni 2006/07 e 2007/08. Sarà perché è la maglia della gara più indimenticabile mai vista dal vivo, ma quel lavoro si lascia apprezzare. Il colletto si spezza in due parti, rimanendo bianco sull’estremità della V, mentre è verde per il resto del girocollo. Sulla divisa da trasferta la punta del collo a V resta bianca, mentre la parte superiore è in nero. Piace molto la tonalità di verde utilizzata per la divisa away. Qui McIntyre nel 2006/07 e nell’anno successivo: nella versione ‘bis’ della maglia compariranno lo scudetto sopra il logo di Champion e lo sponsor Leggo a sinistra al posto di Quadrifoglio Vita. E il marchio Montepaschi, nel 2007/08, viene posizionato sopra e non sotto il numero frontale, per il quale viene scelto un font diverso.

Panem et Circenses

Meno entusiasmante era stato il design del 2005/06: d’accordo che vederlo addosso a Woodward e Hamilton non avrebbe valorizzato nemmeno il best product all time, ma non c’era granché da notare. Eh, qualcosa qua e là, su quella maglia, potevate mettercelo. Uno schizzo, una righina verticale, uno scarabocchio sui fianchi. Troviamo un pregio? Il colletto bianconero nella casacca da trasferta. Curiosità: c’è una doppia versione del pantaloncino, prima con e poi senza una banda verde laterale.

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2011/12, la particolarità è il numero bicolore, più appariscente a metri di distanza nella versione home, mentre per quella away serve uno zoom. Insieme al colletto patriottico e al giro spalla/cinturone dei pantaloncini con una tonalità di verde diversa è l’unica caratteristica di una maglia che non ha altri ghirigori. Sul fianco del pantaloncino si intuisce un tono su tono.

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Salto indietro, metà anni 90. Già detto della Dribbling 1992/93, inserita però nella puntata sulle maglie con bande laterali per via del logo ripetuto sui fianchi, e della Olitalia, anch’essa piuttosto minimal ma caratterizzata da due strisce verticali, si va di banalità negli anni Cx e Comerson. Con Comerson che opta per un punto di verde decisamente troppo scuro. Mentre Cx Orologi irrompe sulla scena con il rosso che non ha lo stesso effetto di Sapori tanti anni prima. Il pantaloncino con banda ricorda molto quanto visto poi nel 2005/06. Dimenticabili? Sì, abbastanza.

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Secondo salto indietro. Ringraziando ancora Carlo Dolfi per la concessione, una perla di mezzo secolo fa. Una candida divisa Algor con stemma al centro e numero (in rosso). Null’altro. Semplice o banale? Personalmente mi affascina molto, anche se Algor Mens Sana rotondeggiante non è il massimo; il font in rilievo è un tocco di classe. Disporlo in verticale, sull’altro lato rispetto al numero, o con un più canonico orientamento orizzontale forse avrebbe reso meglio. Ma sono quisquilie.



Torniamo ai giorni nostri. Su certe maglie non c’è molto da argomentare, viene abbastanza spontaneo catalogarle più in base al successo sul campo che alla pregiatezza dello stile. Non ci sono risultati associati all’ultima espressione, la Joma del 2019/2020. Il campionato è stato sospeso e nessun titolo è stato assegnato. La Mens Sana giocherà comunque altrove il prossimo anno (serie D? C Silver? Forse tra un po’ sapremo), vestita ancora dallo sponsor tecnico spagnolo. La bozza 2020/21, da quanto si apprende, non dovrebbe discostarsi troppo da quella vista lo scorso anno nei pellegrinaggi in Via del Pontormo a Firenze, a Baccaiano, a Impuneta, etc…

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Un disegno semplice, con un giro spalla che si allarga per una decina di centimetri sul fianco e si completa fino al colletto, ricordando in qualche modo la spalla colorata della divisa del biennio 2002-2004. Il colletto riporta invece al biennio 2006-2008, di cui abbiamo parlato qualche riga sopra, con la parte alta bianca e la v in verde. Piace il font utilizzato per il numero, i vari sponsor si inseriscono abbastanza bene nel contesto. Entusiasma meno (è sempre un parere personale, non la decisione della Cassazione) la resa grafica sul retro con una sorta di trapezio bianco tra le bande verdi. Anche per il pantaloncino viene applicato un concetto analogo a quello del giro spalla. Nella divisa away si invertono il verde e il bianco, of course; la particolarità è lo sponsor Estra che, come fatto anche da Soundreef ai tempi della maglia in stile “Milwaukee Bucks”, perde la colorazione dei quattro semicerchi che compongono il logo ed è tutto in bianco.

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Ps. ma poi si è capito perché Falsini giocava col 3 in casa e col 17 in trasferta? Mi sono sempre dimenticato di chiederlo a chi di dovere, oppure l’ho chiesto ma non ricordo la risposta.
Vabbè, alla prossima, con una puntata monotematica dedicata alla maglia più bella.



Storia da Grandi: L'inizio della magìa Olitalia e quella trasferta di paura verso il sogno Lione 



















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