lunedì 8 agosto 2016

Surplace

Non è divertente in questo periodo parlare di Mens Sana. Come si sarà notato, ci si attacca alle prime notizie sulla squadra per aggrapparsi al basket, e aiuta il fatto che - dopo aver annunciato lo staff - anche la squadra adesso sia completata col secondo americano. Perfino ragionare sulla revoca dei titoli e su possibili strade per difenderli è diventato più piacevole che seguire gli sviluppi quotidiani del ginepraio che è oggi la situazione societaria della Mens Sana.

E' una storia di vertici del Consorzio troppo poco decisionisti, di operativi del Consorzio troppo poco mediatori e in grado di governare la pluralità, di consiglieri di amministrazione del Consorzio che in virtù di questo ruolo sono troppo convinti che le cose si fanno solo come dicono loro e non si possono fare anche in altre maniere. Lasciando poi le questioni a macerare in attesa che sia il tempo a logorare le resistenze, o le strategie "di diritto societario" a depotenziarle, invece di affrontare il merito. Si pensava che bastasse dare via libera alla parte sportiva e poi il resto sarebbe arrivato. Non è ancora arrivato. Come se fosse normale veder passare tutto questo tempo: no, non è normale.

Il quadro sembra complicatissimo ("si rischia di fare il botto") o semplicissimo ("tutto andrà a posto, basta solo avere pazienza") a seconda dei punti di vista. O anche dell'ora del giorno di cui se ne parla. Il fatto che entrambe le sensazioni siano reali, vere, non aiuta a orientarsi. Senza stare a fare troppa poesia: ci vorrebbe un'enciclopedia per toccare tutti i punti della questione (come si dovrebbe, volendo fare informazione corretta e più ampia possibile, come si è sempre cercato di fare). Ma non ne vale neanche la pena: quello che vale oggi non è detto che valga domani. Tante parole: a un certo punto non solo non si può più stare dietro a tutto, ma smette anche di interessare finché non si trova una soluzione. Fateci sapere quando avete fatto. Anzi no, fate.

***

I tempi che ha deciso di darsi il Consorzio sono sempre più fuori sincro con quelli che è in grado di comprendere la gente di Mens Sana, stanca, che (non informata a dovere) si aspettava sviluppi in questi giorni, sebbene non sia mai stato un mistero che la questione sarebbe stata affrontata dopo il Palio, e che le dimissioni di Bruttini erano solo un passaggio. La storia recente di questa società (le trattative per l'acquisto con la Polisportiva) dice che basta sedersi attorno a un tavolo e le soluzioni si trovano perché è interesse di tutti, e lo stesso pensano alcune delle persone coinvolte. Non se n'è creata l'occasione.

Un'ipotesi che va per la maggiore è che, quando succederà, Bruttini si presenterà con la sua rosa di cinque nomi, da discutere, da votare, traendone poi le conseguenze. Si è deciso di arrivarci attraverso una decisione di rottura che fa parte del gioco, anche nel raggiungimento dei propri obiettivi, ma diventa tossica se seguita da un periodo di stallo che dà la percezione di mancata soluzione, non di attesa tattica della soluzione. Si è deciso di aspettare i vari ritorni dalle ferie. Si è deciso di dover per forza aspettare che ci siano tutti e nove gli uomini del cda, e non è difficile immaginare che possa essere per avere o meno una maggioranza o un'altra in consiglio.

Sfidando il fatto che questa non è un'azienda in cui dilatare i tempi possa essere indolore. Sfidando il fatto che la vita di una società sportiva è patrimonio di una comunità che deve saper accettare i tempi tecnici ma di cui non si può ignorare l'insofferenza di fronte a una telenovela di cui si sente vittima: la soluzione di tutto sarebbero i fatti, ma intanto come minimo bisogna sapersi comunicare diversamente per cambiare questa percezione).

E sfidando infine il fatto che, al di là della ostentata fiducia nella "risolvibilità" di questo stallo, ci si sta presentando senza testa nel cruciale momento dell'anno in cui invece serve essere attrattivi per allargare nuovi consorziati, trovare gli sponsor che mancano, far scoccare la scintilla con la gente di Mens Sana perché la campagna abbonamenti nasca dal coinvolgimento e non sia solo la richiesta di un'opera di bene. Quantomeno pare ci sia il buon senso di lanciarla, la campagna abbonamenti, quando ci si saranno dati un cda e un presidente, consapevoli di essere altrimenti impresentabili. In teoria la settimana dopo il Palio.

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La campagna abbonamenti è uno degli ambiti in cui si è continuato a lavorare. Con un cda espressione del precedente assetto azionario, senza rappresentanti del nuovo azionista di maggioranza assoluta ma "solo" con la sua delega a operare. E sta operando. Ci sono i contatti con Emma Villas per lavorare insieme, sugli abbonamenti e nella gestione degli spazi del palazzetto. C'è la lunghissima trattativa con la Polisportiva sugli spazi nel palasport arrivata a non meno di sei-sette stesure dell'accordo prima di poter dire che sia chiuso, e magari un giorno meriterà di tornare a parlarne.

C'è il reperimento degli sponsor. C'è il nuovo accordo con lo sponsor tecnico. C'è la definizione dello staff. C'è la ricerca delle case, senza intermediari per risparmiare. C'è il lavoro affidato su marketing, pubblicità, riposizionamento del marchio: non se n'è parlato al momento dell'ufficialità perché se ne parlava già da un mese. Qualcosa si muove, molto si muove: riconoscerlo a chi se ne sta occupando è il minimo. Ma finché mancherà la testa, finché mancherà l'assetto definitivo, non si potrà dire che la nuova Mens Sana sia partita, che la Mens Sana stia funzionando. Questo non cambierà i tempi che si è scelto di darsi, ma oggi la fotografia è questa.

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