lunedì 27 ottobre 2014

Come se nulla fosse

La stagione in Serie B della Mens Sana è a suo modo una raccolta di cartoline. Per questo anche della trasferta a Montecatini merita di essere ricordata la cornice.




E proprio mentre quell'idea di festa itinerante al passaggio della Mens Sana pareva aver preso corpo, con la fondamentale collaborazione di Monsummano, è arrivata la notizia più stridente.



E mentre anche per Montecatini si era creata una situazione simile, scongiurata grazie alla buona volontà di entrambi i club e al buon senso della Questura di Pistoia, stavolta è già troppo tardi per scongiurarla. Per scongiurare la soluzione peggiore per gli appassionati. Ovvero non poter andare a vedere la partita. In completo spregio a quanto successo poche ore prima, come se nulla fosse.

domenica 26 ottobre 2014

Da tre. E da due

La vittoria 53-54 in casa di Monsummano ha lasciato interessanti spunti di basket. Del modo in cui è arrivata, di quello che significa, di cosa ha detto, del campionato che sarà. Ci sarà tempo. Intanto solo un numero crudo: spicca quel 2/20 da tre. Ma solo a Mortara (11/24, 45.8%) ci si è distaccati da percentuali basse da oltre l'arco anche in partite stravinte: 5/22 a Piombino, 6/22 con Torino, 4/21 con Empoli, per un totale escluso Mortara di 17/85, pari al 20%. Senza entrare in analisi vere, solo un paio di considerazioni:

1- Ci sono tiri che entreranno ma non stanno entrando: Vico ha 9/28 finora (32%), Panzini 6/20 (30%), Parente 5/25 (20%), Ondo Mengue e Bonelli 0/9 in due, Pignatti e Ranuzzi 8/25 in coppia (32%). Le percentuali miglioreranno. E Parente è in rodaggio. Ma un po' rientra anche nelle caratteristiche di una squadra costruita per avere una fisicità di categoria superiore dalla cintura in su, mentre dalla cintura in giù (sugli esterni) ha più qualità che quantità.

2 - Più del tiro da tre, il dato nuovo a Montecatini è stato il 41% da due (14/34), che ha portato al minimo stagionale di punti segnati (54), grazie anche alla giungla che Monsummano ha saputo creare in area. E' necessaria la concomitanza di una giornata di scarsa brillantezza offensiva, ma forse la Meridien ha aperto una strada che farà scuola su come affrontare la Mens Sana. Niente di epocale, doveva succedere prima o poi. Senza tirarla troppo per i capelli, intanto merita comunque di registrare che la Mens Sana ha saputo uscirne indenne, al di là dei sudori finali su quella tripla e quel tapin di Monsummano.

sabato 25 ottobre 2014

(Non più) belli di notte

Zero su quattro. Ho già parlato di cosa significa per il basket italiano cominciare la stagione senza Mens Sana (vedi post). E' l'occasione di cosa significa per l'Eurolega. O quantomeno per il basket italiano in Eurolega.

Sassari non è andata lontana da vincere entrambe le prime partite di Eurolega. Milano è in un girone di ferro e lo ha aperto subito con una mini-Final Four (visto il valore delle avversarie). Ci sono tutte le spiegazioni del mondo. E due giornate non sono niente su 10 (della prima fase) o su 24 (delle prime due fasi).

Ma lo 0 su 4 è un dato di fatto. Che metto accanto a un altro dato di fatto: "Quando c'era la Mens Sana" non è mai successo che dopo due giornate di Eurolega le squadre italiane non avessero vinto neanche una partita.

Senza voler fenomeneggiare, negli ultimi due anni in Eurolega anche la Mens Sana dopo due giornate era ancora senza vittorie (nelle altre 9 partecipazioni è stata 4 volte 1-1 e 5 volte 2-0). Ma sono gli anni in cui, per motivi di budget più che di cultura sportiva e ambizioni, aveva smesso di porsi come società guida del basket italiano, e infatti a evitare lo zero assoluto era stata Milano (legittima aspirante nuova guida).

Questa non è un'analisi dello stato del basket italiano, ma un modo per ricordare, laddove non va di moda ricordare, cosa ha perso l'Eurolega, e cosa ha perso il basket italiano in Eurolega, senza una società dalla forte vocazione europea (pur non avendo mai vinto l'Eurolega), e che da questa vocazione traeva quella linfa per migliorarsi che non le veniva da un campionato non competitivo, un modo per darsi degli stimoli che l'hanno fatta grande mentre altri la consideravano una scocciatura, "un allenamento per il campionato" (Proli) se non "una gita enogastronomica" (Sabatini).

La Mens Sana non ha mai vinto l'Eurolega. Ma per un decennio è stata l'unica a tenere il basket italiano ai più alti livelli in Eurolega, quattro volte alle Final Four dal 2003 al 2011, l'unica a portare l'Italia alle finali per il titolo europeo negli ultimi 10 anni.

Per chi si propone legittimamente a società guida del basket italiano e per chi punta a esserne comunque un'eccellenza, è doveroso verso il proprio movimento rappresentarlo al meglio. Milano e Sassari lo sanno, interpretano questo ruolo, ne hanno i mezzi, e ci provano, a differenza di altri discorsi strambi che si erano sentiti in passato (comprensibili da chi si arrabatta per arrivare a fine anno, non da chi ha la leadership di un movimento). Presto ce la faranno. Ma intanto l'assenza della Mens Sana continua a sentirsi, anche lì.

venerdì 24 ottobre 2014

Cosa resterà: Spirito Mens Sana e Metodo Mens Sana

"Ve la cantate e ve la suonate". "Ma scrivetevi in privato". "Ma sentitevi al telefono". Ci sta, lo accetto. Ma condivido comunque volentieri quanto scritto da Francesco Anichini sul suo Panem et Circenses nel post "Cosa resterà della Mens Sana Basket?".

Al netto di inevitabili deragliamenti emotivi (in un senso o nell'altro) di chiunque si avvicini all'argomento, il pezzo ha il pregio di cominciare a togliere la questione dalla dimensione della cronaca per inserirla in quella della storia ormai scritta, col naturale effetto di levarla dal terreno di scontro e di poterne cominciare a parlare col distacco necessario a un'analisi ponderata.

Il "Cosa resterà della Mens Sana Basket" è riferito nel pezzo (non solo ma soprattutto) allo "spirito Mens Sana". Definibile come un fattore ambientale dato da quel particolare senso di appartenenza di un gruppo a una missione, in comunione con l'ambiente attorno. Dato a volte anche dal rapporto coi tifosi, con la città, nell'affrontare le difficoltà come un corpo unico.

Uno spirito vissuto l'anno scorso nel vortice delle mille vicissitudini attorno al campo. Presente anche l'anno precedente, quello dello scudetto dopo il forte ridimensionamento. Meno vivo negli anni del dominio, salvo riaccendersi nelle avventure europee o quando ci si sentiva (a volte senza motivo) "sotto attacco". E non deve stupire, anzi mi sembra legittimo, che c'è già chi dice che questa nuova squadra in Serie B trasuda e trasmette forte questo "spirito Mens Sana".

Più che lo "spirito Mens Sana" - che colgono di più i tifosi, e che poteva nascere solo alla Mens Sana -, credo che la peculiarità della Mens Sana Basket fosse il "metodo Mens Sana" - che forse colgono di più gli addetti ai lavori, e che poteva nascere ovunque e invece è nato qui-. Che non c'entra con la città, coi tifosi, con le radici. Non c'entra con l'esterno, c'entra con se stessi. C'entra con un gruppo di lavoro, che è portatore di un metodo di lavoro e che ha un'etica di lavoro.

Sopravvissuto alla partenza degli uomini, anche di alcuni padri fondatori, non perché chi è rimasto ne era portatore in maniera maggiore, ma perché è diventato una cultura sportiva, tramandata con l'esempio con dosaggi tra leggerezza e fanatismo via via reinterpretati dai nuovi arrivati. Non è detto che coincida coi successi, ma spesso è naturale che succeda. Declinare la passione (che hanno più o meno tutti) su scrupolo, dedizione totale di energie e tempo, cura del dettaglio (che non hanno tutti).

E' quel livello del discorso in cui Siena è stato un modello da imitare, o almeno da prendere a esempio, anche per chi non ha mai nascosto forti recriminazioni per fattori esterni come arbitraggi o conti fuori posto. Una scuola, un modo di fare basket (e sport, e tutto). La via per l'eccellenza. E' questo che tanti inseguono per una vita e che riesci a costruire negli anni, forse, solo se sei molto bravo, molto portato e molto fortunato. E che - a differenza dello spirito - la fine della Mens Sana Basket ha spazzato via.

giovedì 23 ottobre 2014

Domenica serata anni '90, anche senza l'Aeroplano

Doveva essere il grande revival contro Mario Boni. Resterà il suo campo, il PalaTerme, dove Monsummano ha deciso di andare a giocare la sfida contro la Mens Sana, per accogliere l'esodo senese oltre che naturalmente per approfittare dell'occasione di un buon incasso offerta dal richiamo della partita in quella parte di Toscana: un quarto d'ora da Pistoia, poco più di una ventina di minuti da Lucca città palesemente legata alla buona Mens Sana.

Alla fine Mario Boni non ci sarà, e neanche il suo Aeroplano di esultanza, perché poco prima dell'inizio della stagione ci ha ripensato e a 50 anni ha appeso le scarpe al chiodo. Ci saranno le suggestioni di casa sua e di quelle sfide anni '90 tra Serie A1 e A2, una vita fa.

Il revival, anche se di tipo diverso, sarà con l'allenatore di Monsummano: Alessandro Fantozzi, play livornese arrivato con la Libertas a un passo dallo scudetto, poi a Roma (nel Messaggero '92 che all'ultima giornata rimandò in A2 la Mens Sana), Reggio (Emilia e Calabria), Livorno, Montecatini, Capo d'Orlando (dove gli hanno intitolato il palazzetto)...

Per chiudere, dopo tante chiacchiere sul sentirsi - più o meno a ragione - mal tollerati ospiti in categoria (ospiti in categoria è un auspicio, mal tollerati è un punto di vista), e il desiderio di trasformare in festa il passaggio della Mens Sana che spesso invece è percepito diversamente, merita una segnalazione la bella accoglienza che arriva da Monsummano (e già la scelta di andare al PalaTerme era stata un segnale):

"Per la Pallacanestro Monsummano sarà un giorno di grande festa, per la nostra piccola società che cammina baldanzosa nel grande prato chiamato serie B sarà un motivo di orgoglioso confronto con chi fino a pochi mesi fa andava in trasferta al Pireo, e che ora deve annaspare in un campionato minore per tornare quanto prima ai vertici del basket italiano. (...) L'importante è che vinca lo sport". - da pistoiasport.com

mercoledì 22 ottobre 2014

Festa mobile

Non ho fatto mie (vedi post) le conclusioni a cui arrivò, ma il pezzo (che qui richiamo, se serve) di Umberto De Santis sulle difficoltà della Serie B a fare i conti con una realtà come la Mens Sana ha il pregio di aver anticipato una questione che poi torna a porsi con una certa continuità.

Ovvero il fatto che la presenza di Siena nella categoria è stata percepita come invasiva, innanzi tutto per i valori tecnici che hanno riscritto le gerarchie sul campo (ne parlò il presidente di Piombino Lolini) ma naturalmente anche per il seguito di gente che si porta dietro. Che il movimento non può non considerare una rara ricchezza di cui andare fiero, ma che pone delle questioni almeno logistiche.

C'entra con questo discorso la querelle sulla trasferta sì/no a Monsummano (vedi post), c'entra quello che è successo prima (Piombino e Mortara), c'entra quello che succederà dopo (come verranno trattate le prossime trasferte? c'è motivo per temere limitazioni che impediscano di esportare una festa di popolo anche a Cecina e Livorno?).

Nel frattempo va registrata come apprezzabile la sensibilità che mi risulta abbia fatto mettere in cantiere alla società alcune iniziative collaterali alle trasferte della prima squadra, per esportare questa idea di festa itinerante del basket al passaggio della Mens Sana, idea che forse non sarebbe così scontata per le società ospitanti. Se son rose fioriranno, magari avremo informazioni (ufficiali) più approfondite.

Questo spazio ha un suo senso anche come raccolta di segnalazioni di cose uscite altrove, sempre con qualche link. Così, a fronte di danni collaterali (occupandomene per lavoro li considero tali: non dovrebbe succedere, ma qualche volta succede) di momenti di informazione poco puntuali (vedi link) fa piacere vedere la Mens Sana raccontata dal sito d'informazione più letto (qui il link), con il tono divulgativo che serve, ma anche col rispetto che sai di poterti aspettare da un senese.

P.S.: Approfitto dell'aver tirato di nuovo in mezzo Umberto per segnalare il suo nuovo blog http://basketeu.blogspot.it/

martedì 21 ottobre 2014

Trasferta vietata, andata e ritorno

Si è mai visto vietare ai tifosi una trasferta in Serie B2? Come da comunicazione girata in lungo e largo sul web nella giornata di martedì, anche se in realtà era di mercoledì 15 ottobre (vedi link), l'Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive del Ministero dell'Interno aveva messo Monsummano-Mens Sana tra le partite "connotate da alti profili di rischio, rinviate alle valutazioni del Comitato di Analisi per la Sicurezza delle Manifestazioni Sportive, ai fini dell’individuazione di misure organizzative di rigore".

Molto meno di dominio pubblico era che il CASMS si è espresso quasi contestualmente, già mercoledì 16 ottobre. Disponendo il divieto di vendita dei biglietti della partita ai residenti della provincia di Siena. Il tutto senza che le società ne sapessero nulla, sicuramente - da fonti del club - non la Mens Sana: da qualche giorno sono in vendita i 400 posti a disposizione dell'annunciato esodo  della tifoseria ospite. (il comunicato di Monsummano parla di 500)

Monsummano aveva dato la disponibilità di darne anche 1000, addirittura trasferitasi per l'occasione dal proprio palasport a quello di Montecatini (5200 posti ai bei tempi): gli va dato atto di essere in controtendenza, in un contesto in cui guardando agli interessi di bottega generalmente si fa il contrario, si preferisce un palazzo più piccolo per non perdere il fattore campo. Motivi di attenzione? L'antica rivalità tra Siena e Montecatini... Precedenti preoccupanti quest'anno? Di fatto, nessuno.

A quanto risulta da fonti della questura senese, è di oggi pomeriggio (martedì) la revoca di ogni tipo di limitazione. Con 400 biglietti già in mano di acquirenti ignari. Ma tutto è bene quel che finisce bene. Risulta che inizialmente la questura di Livorno (la stessa che si è occupata di Piombino) avesse calcato la mano, orientando la decisione iniziale, prima che la questura di Pistoia decidesse di non accogliere le indicazioni arrivate, anche sulla base delle misure adottate da Monsummano.

Per capire il clima delle ultime due partite della Mens Sana:



lunedì 20 ottobre 2014

Lo zoccolo duro

Il difficile non è vincere, è rivincere. La notizia non sono i 2661 spettatori della prima partita casalinga della nuova Mens Sana in Serie B, ma i 2465 della seconda, quella in cui ha battuto 81-49 il Cus Torino. Sostanzialmente invariati.

Non è, neanche stavolta, una questione di numeri in valore assoluto: c'è e ci sarà chi fa numeri più alti, in categoria. Conta il confronto con sé stessi: la prima della nuova vita, con Empoli, non è stata un una tantum di tifosi della domenica andati solo per dire "io c'ero".

La stagione è lunga e sarà solo naturale che a volte vada diversamente, ma a Siena c'è ancora voglia di basket. Per certi versi anche più di prima. C'è già uno zoccolo duro? Per fare una prova servono tre indizi, e - dopo i primi due match casalinghi - ne manca ancora uno.

E magari arriverà in settimana, quando nei prossimi giorni sarà annunciato il dato degli abbonamenti venduti. Che saranno circa 2000. Ci sono modi peggiori per ripartire.

domenica 19 ottobre 2014

Basket e fisco: le regole, l'equità competitiva e l'uniformità dei controlli

C'è un dibattito in corso sull'opportunità di un passo indietro per Simone Pianigiani dal ruolo di c.t. della Nazionale. Trovo che l'attenzione sul tema sia un'occasione per aggredire l'ipocrisia del pensiero dominante sul rapporto tra basket e fisco.

Capiamoci: non mi appartengono il "mal comune mezzo gaudio", né il "così fan tutti", fini a se stessi. Non sposo l'innocentismo del "ma perché io no e gli altri sì". Pur credendo nella differenza tra condotte isolate e condotte diffuse, si tratta di deliberate scelte personali, di cui in quanto tali è solo naturale assumersi ogni responsabilità.

Così come volontaria è la scelta di aderire a un sistema, sapendo cosa significa. Se prevede comportamenti non condivisi, si può sempre starne fuori (e fare altro nella vita: se il basket è sporco, posso decidere di sporcarmi le mani, ma anche di fare altro). Certo che è difficile, ma si può. Il "così fan tutti" quindi non rende innocenti: se ci sono, le regole vanno rispettate. E se sono da cambiare, vanno comunque rispettate finché non cambiano. In genere ci si ferma qui, io vorrei andare oltre.

Le regole vanno rispettate perché, segnatamente nello sport, garantiscono l'equità competitiva. Allo stesso modo, perché l'equità sia garantita, è necessario che le regole valgano per tutti. Se uno è controllato e l'altro no, le regole non valgono per tutti: non è garantita l'equità. E' giusto che i comportamenti sbagliati siano puniti, ma quelli di tutti, non solo di chi ha la "sfortuna", la giustizia o il caso di subire il controllo.

Non c'è equità se non c'è uniformità di controlli. La mancanza di uniformità di controlli mina l'equità così come lo fa la violazione delle regole. Se uno sbaglia è giusto che venga punito. Ma non è giusto che tutti gli altri vadano avanti impuniti solo perché soggetti a controlli diversi. E questo credo che attenga abbastanza alle vicende della Mens Sana nell'ultimo anno.

sabato 18 ottobre 2014

"Per il bene e l'interesse della società"

In molti hanno visto una negazione dell'evidenza nella lettera aperta che scrisse Ferdinando Minucci il giorno dell'ufficialità del fallimento della Mens Sana Basket (qui il link). In chi riusciva a scherzarci, ha suscitato ironie. In chi non ci riusciva, rabbia. Personalmente - sarà la deformazione giornalistica - quella lettera ha alimentato curiosità sulla linea difensiva.

In particolare mi ha sempre incuriosito la forza con cui Minucci ha smentito, in una dichiarazione spontanea e dunque senza essere obbligato, l'accusa degli inquirenti di aver trattenuto per sé il 5% di un giro di sovraffatturazioni da 35 milioni in sette anni mirato a creare fondi neri (qui il link). E' solo banale ricordare qui che a Minucci all'interno della società non mancavano altre fonti di reddito.

"Tengo a precisare che per quanto di mia conoscenza, qualsiasi somma entrata nella disponibilità della società è stata utilizzata per il bene e l'interesse della società stessa. Nego decisamente che da parte mia ci siano state locupletazioni personali". 

Certo, ci sta che al bar sport si sia derubricato tutto a una mossa della disperazione, all'avere la faccia come altre zone del corpo, o appunto al negare l'evidenza. Fuori dal bar sport, a me ha fatto pensare che Minucci dovesse avere qualcosa in mano, per lanciarsi in negazioni non richieste così veementi.

Questo "qualcosa in mano" è quello che probabilmente emerge adesso. Come già ipotizzato a suo tempo, quei ripetuti riferimenti alla società ("sistema noto all'interno della Mens Sana Basket", "somme utilizzate per il bene e l'interesse della società") potevano avere il senso di coinvolgere altre persone del club. E/o di dire che quel 5% era stato usato PER la società. Per la cronaca, il 5% di 5 milioni fa 250mila euro (all'anno).

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