venerdì 17 ottobre 2014

Simone: doveva esserci un motivo

Ho sempre avuto la mia idea - personalissima, non giornalistica - sul motivo per cui Simone Pianigiani, oggi c.t. azzurro, non è di fatto mai intervenuto pubblicamente su tutto quello che stava succedendo ed è poi successo alla Mens Sana.

La cosa non è passata inosservata a Siena, dove c'è stato chi l'ha accusato di alto tradimento, di codardia, di ignavia, di aver dimenticato da dove viene. Prima ancora degli arresti (era il 2 maggio), pur non nominandolo, anche il Comitato gli aveva chiesto di battere un colpo.

I tifosi magari ragionano in termini di difesa delle radici e della storia. Chi ricopre cariche istituzionali magari ragiona su questioni di opportunità, o di cautela. Due posizioni legittime ma incompatibili e a volte incomunicabili.

Simone Pianigiani non è meno mensanino di tanti tifosi. In quel palazzo è cresciuto, si è affermato, ha passato giornate, settimane e mesi. Se non si esprimeva, doveva esserci un motivo serio. Un'idea me l'ero fatta, può essere capitato di averla condivisa con qualcuno, ma dirla adesso non vale.

La notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati per l'inchiesta Time Out (link) può forse aiutare a capire quale può essere stato quel motivo serio.

giovedì 16 ottobre 2014

Difendono

Se tre indizi fanno una prova, la Mens Sana ha già la sua prima certezza. La difesa. Certo, non è la conquista della luna: Mecacci può mettere in campo corpi e/o atleti che in categoria fanno la differenza. Ma non è scontato che giocatori di livello superiore si sbattano, e su questo atteggiamento mettano le fondamenta per una stagione vincente. E' prematuro considerarlo un tratto identitario della squadra, ma la rotta tracciata è interessante.

Qualche cifra per capirsi. Siamo abituati a ragionare su statistiche più analitiche, ma basta il conto dei punti subiti per capirsi. Sono 49 di media. Nell'unica partita casalinga sono stati 37, col 24% da due e 23% da tre di Empoli. Nei 53 punti di Mortara pesa lo 0/13 casalingo da tre, ma averli tenuti a 19 punti nella ripresa è un merito, così come lo sono i secondi quarti da 6 punti subìti all'esordio e 8 punti subìti alla seconda giornata. E i 57 di Piombino vanno letti alla luce del fatto che 27 sono arrivati nel primo quarto. Se son rose, le spine le sentiranno gli altri...

mercoledì 15 ottobre 2014

Chi sono gli spettatori della Mens Sana

Di cornice avevamo trattato, di pancia più che di testa, come primo motivo di interesse della partita di domenica con Empoli. E' molto interessante, con alcuni punti di cui sarebbe interessante discutere, l'analisi fatta da Francesco Anichini sul suo blog Panem et Circenses (in bocca al lupo) per capire chi sono quei 2700 presenti all'esordio casalingo, con l'auspicio di numeri analoghi a partire da domenica col Cus Torino.

Un punto di partenza di particolare profondità, che PAnico prima sintetizza in Minucci vs Ricci e poi affronta con grande padronanza, è la lacerante spaccatura che ha vissuto per tutta la scorsa stagione il popolo della Mens Sana, evoluita in parte dopo gli eventi di quel 21 febbraio e rimasta in parte adesso. Senza il buonismo di ecumenismi forzati, la riunificazione definitiva varrebbe quanto la promozione in A-2.

Meriterà di tornarci, intanto buona lettura (e di nuovo il link)

martedì 14 ottobre 2014

Quello che dice sulla stagione il +34 su Empoli

E' già vigilia. Ma prima di voltare pagina per la trasferta a Mortara (comune italiano di 15.712 abitanti della provincia di Pavia, da Wikipedia), turno infrasettimanale per la terza giornata di Serie B, qualche chiacchiera di basket (oltre a quelle sulla cornice) sul +34 di domenica con l'Use Empoli.

Non è da una partita che si giudica una stagione, soprattutto se diversa dalla precedente. Ma resta che il 71-37, molto banalmente, significa aver quasi doppiato Empoli. Che era presentata anche come una squadra di una certa competitività (non ho la competenza della categoria per dire la mia: sto a quanto ci spiega chi ne sa). Il dato immediato è la prestazione difensiva già matura. E poi?

Durante la stagione - con chimica e automatismi - la Mens Sana crescerà in valore assoluto più di quanto cresceranno le avversarie. La domanda è: che campionato aspetta la Mens Sana? Risposta: un campionato difficile. E' chiaro: la difficoltà invidiabile di chi sa di essere il più forte, ci sono difficoltà peggiori.

Ma è la difficoltà di avere di fronte una lunga stagione, con tante stazioni prima di arrivare al traguardo, in cui la sfida è continuare a dare valore a ogni partita anche quando la corrente di risultati (come quello con Empoli) pare portare naturalmente altrove, sapendo che ogni singola vittoria - e il modo in cui arriva - può apparentemente avere un valore relativo, ma anche una singola sconfitta invece può pesare molto, o addirittura essere letale se arriva nel momento decisivo della stagione.

Ma di perdere potrà capitare perché - al di là di meriti o demeriti propri - è normale che capitino le giornate storte. Senza drammatizzare, sarà un'occasione per imparare a vincere anche in maniera diversa, o almeno per imparare ad affrontare situazioni diverse. E quando succederà, sarà un modo per essere più forti. A chiacchiere sembra tutto scontato (e quello che si è visto a Siena negli ultimi dieci anni NON PUO' essere un metro di paragone), ma è dalla capacità di passare dalle parole ai fatti che si vede la qualità di una squadra.

(e la squadra lo sa a prescindere da quello che può esserci scritto su un blog, era solo per spingersi un po' in là con le considerazioni sull'apparente semplicità e l'effettiva difficoltà di una stagione, sulle aspettative e il realismo)

lunedì 13 ottobre 2014

Ambient

Prima che di basket, riguardando al debutto casalingo della nuova Mens Sana in Serie B - 71-37 contro Empoli - credo abbia senso parlare di tutto il resto. Ambiente, cornice, gente.



I numeri parlano di 2661 spettatori. Caspita. Ma non è neanche una questione di numeri.

Ci sono considerazioni che vanno al di là di come la si pensi sul "nuovo corso".

(Per trasparenza, mi sembra doveroso dire come la penso io: E' giusto che le valutazioni si facciano prendendosi il tempo di vedere la nuova struttura all'opera, che vuol dire da una parte non dare cambiali in bianco ma dall'altra anche non giudicare in anticipo per preconcetti. In sintesi: si giudica a fine anno, se non c'è motivo di farlo prima, e nel frattempo buon lavoro. Al di là di come la si pensi sulla gestione della transizione - e qui forse sarebbe anche sbagliato pretendere il pensiero unico in un senso o nell'altro - credo che chi è al lavoro per la ripartenza del basket alla Mens Sana vada messo nelle migliori condizioni ambientali possibili per far bene. Che significa anche una costruttiva funzione di stimolo. Poi naturalmente ogni valutazione è personale)

Di fronte a una giornata del genere, quello che esula da ogni considerazione a monte è riconoscere, cogliere, comprendere, contemplare la gioia, la voglia di vivere (sportivamente parlando), la carica emotiva, la passione di un popolo che non ha vissuto uno shock, ma un anno di shock. E reagisce così. Questo post serve a fissarlo.

(anche con il video sotto che rubo dal profilo dell'ottimo Marco Decandia)

domenica 12 ottobre 2014

Chi tifare in Serie A? Se può aiutare, una mappa degli ex mensanini

La Mens Sana è arrivata all'esordio casalingo. I 1800 abbonati varrebbero da soli un approfondimento. E' anche arrivato l'inizio della Serie A. E allora il gioco è: per chi fare il tifo quest'anno? Anche per nessuno, non è mica obbligatorio. Segue comunque una breve guida dei legami con Siena di chi la Serie A la farà.

In Serie A ci sarà un senese. Si chiama Giulio Griccioli. Già allenatore alla Mens Sana, oltre che - in epoche diverse - alla Virtus e al Cus. Ha lasciato Siena quattro anni fa per fare il capo allenatore da prima squadra, prima per un biennio a Scafati, poi a Casale, e da questa estate a Capo d'Orlando.

La più nutrita colonia di ex mensanini è naturalmente Milano: Luca Banchi, Daniel Hackett, David Moss e Giustino Danesi. Per motivi di rivalità con l'Olimpia, è più facile che i senesi guardino altrove. Venezia per esempio: il coach del primo scudetto Carlo Recalcati, il capitano dell'ultima Mens Sana Tomas Ress, e due suoi compagni come Ben Ortner e Jeff Viggiano.

Altra importante colonia è Reggio Emilia, con monumenti mensanini come Rimantas Kaukenas e Ksistof Lavrinovic, poi ci sarebbe anche Drake Diener, oltre ad Alessandro Frosini da direttore sportivo. Paolo Moretti è rimasto ad allenare Pistoia, Sandro Dell'Agnello a Pesaro. Lorenzo D'Ercole è rimasto a Roma (dove allena Dalmonte), Luca Vitali è tornato a Cremona. Poi ci sono a Caserta Michelori e Mordente, ad Avellino Lechthaler e Severini, a Varese Kangur, e soprattutto a Brindisi David Cournooh.

Direi che ce n'è abbastanza per farsi un'idea.

sabato 11 ottobre 2014

La Serie A senza Mens Sana

Parte il campionato di Serie A. E non può essere la stessa cosa, per la prima volta dopo una vita senza Mens Sana. Per la precisione dopo 25 anni, perché allora la Serie A2 era sempre Serie A. E dopo 21 anni considerando solo il massimo campionato. Nel frattempo la Mens Sana ha vinto 8 scudetti in 10 anni, di cui 7 di fila.

Volendo farsi del male a ricordare quel tiro di Janning alla fine di gara-6 del 25 giugno, o quel +8 a 8’ dalla fine di gara-7 al Forum del 27 luglio, potevano essere 8 di fila. E soprattutto la Serie A, nel caso, sarebbe ripartita senza i campioni in carica. I campioni in carica degli ultimi 8 anni. Pesante. Il fatto che ci si sia andati vicini e non sia poi successo ha nascosto la polvere sotto il tappeto solo per chi ha la superficialità di fermarsi alla buccia della questione.

In questi giorni si è sentita presentare la nuova Serie A con parole di revisionismo storico e toni da rischio scongiurato e imbarazzo sfumato. Senza capire che non è scaricando tutto sul mostro (e perseguirlo sarà doveroso quando la giustizia accerterà delle responsabilità) che si cancellano i peccati di un movimento. E non sto parlando - non qui, non ora - del “così fan tutti” su cui si può scrivere un libro.

Parlo di cosa resta di un movimento che ha perso la sua unica realtà di eccellenza dell’ultimo decennio, prima che Milano si sbloccasse; l’unico club che in Europa, pur non vincendo, ha provato a tenere l’Italia più in alto (4 volte tra le prime 4) più di quanto esprimesse il livello qualitativo del movimento; l’unico programma in grado di imporsi come modello di metodo di lavoro della sua scuola di basket. Non un primato tra tanti, un’unicità nel vuoto. Non scalfita da distinguo (arbitraggi, pagamenti, conti) la cui legittimità si può discutere a parte. Unicità se si parla di basket, di sport giocato.

Cosa resta di un movimento che ha perso una realtà del genere? Non resta niente. Resta che negli ultimi dieci anni si è estinto, non è esistito (dico ad alto livello: non voglio mancare di rispetto a chi nel basket ha altre ragion d’essere). E la manifesta superiorità esibita in campo è lo specchio di questa solitudine nel nulla. Ci si è quasi sempre concentrati sulla solitudine, a volte quasi facendone una colpa, di rado capendo che andava approfondito il nulla che la circondava.

Per questo per la perdita della Mens Sana non dovrebbe piangere solo Siena (che poi la Mens Sana l’ha ritrovata, a un livello diverso) ma dovrebbe farlo tutto il basket italiano, invece di fermarsi solo al mostro. E’ la perdita della propria ammiraglia. Ed è un evento che costringe un movimento a guardarsi nello specchio per vedere impietosa quella pochezza in parte mascherata per anni dalla capacità endogena di generare qualità della sua società di riferimento. E questo resta, anche se quel 25 e quel 27 giugno le cose sono girate in un modo invece che nell’altro, e lo scudetto è finito altrove.

venerdì 10 ottobre 2014

Volemose bene

Il fatto del giorno è la lettera del presidente di Piombino Ottorino Lolini al direttore sportivo della Mens Sana Lorenzo Marruganti, a quanto si apprende inizialmente privata e poi resa pubblica. Un breve bignamino per capire di che si parla:

Le dichiarazioni post partita di Lorenzo Marruganti
Il Giudice Sportivo punisce Marruganti con una deplorazione
La lettera di Lolini a Marruganti
La risposta a Lolini della Mens Sana 1871

Non entro nel merito della polemica - e quindi non accuserò né difenderò Marruganti o altri - non per tirarmi comodamente indietro, ma perché senza avere conoscenza diretta dei fatti - come non ho - si può parlare solo per partito preso. E non mi interessa farlo.

Come altre volte, mi pare più interessante trarne uno spunto per andare oltre. Innanzi tutto rimando al post precedente sull'essere preparati alla nuova categoria (qui il link). Ovvero il rispetto alla categoria, agli impianti, a chi in questo campionato c'era già, alla dignità delle altre società per quello che sono, e quello che riescono a essere (in gran parte grazie a grandi sforzi e passione, più che ai soldi, vedi anche altre realtà senesi).

Sono convinto che già appartenga all'ambiente Mens Sana questo atteggiamento di rispetto. Forse non sempre è percepito da chi c'è di fronte, che magari già parte prevenuto. Se mai qualcuno avesse inteso (inconsciamente, è chiaro) che le altre società di Serie B fossero lì a stendere tappeti rossi al passaggio di Siena, per l'onore di incrociarla, Lolini ha spiegato con franchezza come invece si sentono: "Se siete qui non è certo per volontà delle altre squadre, che, pur di avere un campionato più equilibrato, ne avrebbero fatto volentieri a meno, ma semplicemente perché qualcuno ha deciso che da qui dovevate ricominciare".

Non era certo lo stile il punto di forza della società che nell'ultimo decennio ha vinto tutto in Italia: forse è anche in questo che il "nuovo corso" credo possa (e voglia) programmaticamente differenziarsi e farne un proprio elemento distintivo. Anche per provare a traslare questa esperienza in Serie B da naturale e prevedibile percorso a ostacoli in ambienti ostili a (utopia?) festa itinerante per l'arrivo in città di quella che è stata la realtà cestistica di riferimento del basket italiano. Ma la leadership non si autoproclama, sono gli altri a riconoscerla. Si tratta di imboccare la strada giusta.

giovedì 9 ottobre 2014

Thanks God, it's Thursday

Ci sono cose per cui il salto di categoria si fa sentire in negativo. E cose per cui è la Serie B (già B2) a rivelarsi una categoria superiore rispetto alla Serie A (già A1).

In molti in queste ore stanno apprezzando la novità: l'account Youtube della Lega Nazionale Pallacanestro (link, per iscriversi o anche solo per la libera consultazione) mette online ogni giovedì la registrazione integrale della giornata precedente.

La possibilità di rivedere la partita (seppur con calma), particolarmente gradita a chi non l'ha vista persona, si aggiunge a una copertura già notevole, arricchita dalle dirette in trasferta di Siena Tv rispetto a un ventaglio che già prevedeva le differite di Canale 3 e gli approfondimenti settimanali, oltre alle telecronache di Antenna Radio Esse e Radio Siena/Siena Tv (e sentitevi pure liberi di correggermi se sbaglio o dimentico qualcosa).

Di seguito il filmato della prima giornata della nuova vita della Mens Sana, il debutto in Serie B a Piombino (già trattata qui per "flash")





mercoledì 8 ottobre 2014

Mens Sana, Serie B e preparazione. Di chi per chi

A proposito di spunti, credo che sia contento di offrircene Umberto De Santis. In un pezzo che mi pare abbia riscosso consensi, sostiene (qui il link) che "il movimento della Serie B non sia assolutamente preparato a ospitare un fenomeno mediatico come il forzato arrivo della Mens Sana nella categoria", chiedendosi poi "Sapranno organizzarsi in Lega? Il sistema si renda conto che sarà visto e vivisezionato passo dopo passo".

Segue dibattito.

Premessa 1: immagino non si voglia dire che la mancanza del wi-fi e delle prese per la corrente sia il centro del problema. Riguarda chi (come la nostra categoria) nei palazzi lavora, e va tutelato. Ma al centro del discorso deve esserci lo spettatore pagante, il resto va affrontato ma riguarda poche persone, col peso che ne consegue.

Premessa 2: se ha colpito la situazione Piombino, giova non dimenticarsi che si troverà anche di peggio di un palasport da 900 posti, si troverà anche di peggio di società che mettono a disposizione degli ospiti un terzo dell'impianto, quasi metà. Anzi il giochino (vedi PalaTiziano ad altri livelli) sarà spesso l'inverso: ridurre la capienza e/o i posti per gli ospiti per far sentire di più il fattore campo.

Premessa 3: sarebbe bello ma è realisticamente difficile che si ripetano durante tutta la stagione esodi di massa come quello di Piombino. Non succederà spesso, e quasi sicuramente non succederà per le trasferte fuori dalla Toscana.

Premessa 4: lascio fuori dal discorso le cariche, i celerini e le manganellate. Quella è un'altra cosa (su cui la Brigata Biancoverde ha avuto da dire cose non marginali).

Ribalterei quindi la questione posta all'inizio per chiedere, piuttosto: è la Mens Sana a essere preparata alla Serie B? Non ho dubbi sul fatto che l'ambiente pressoché nella sua interezza lo sia. Essere preparati allora è anche avere l'umiltà di capire cosa significa sul serio - nella quotidianità - ripartire dal basso. Dove le cose non funzionano come nei (già non perfetti) quartieri alti.

La Serie B è questa, non è che deve cambiare perché è arrivata la Mens Sana e c'è caduto l'occhio. Se deve cambiare, si deve farlo a prescindere, ma capendo anche cosa si può pretendere (e cosa no) a certi livelli. Negli anni se ne sono visti fin troppi di tifosi di nobili decadute andare in giro a sdottorare lezioni di come dovrebbe funzionare, come se fossero loro ad aver inventato il basket (che tra l'altro nel caso della Mens Sana sarebbe anche vero vedi link al post iniziale del blog :DDD).

Il viaggio agli inferi è bello anche per immergersi (come godimento, a suo modo, o come indesiderata catarsi) in quell'atmosfera pane e salame, sennò sarebbe un'esperienza con un valore diverso. Non dico che nel pezzo di Umberto De Santis si rifletta un atteggiamento snob, sia chiaro. Dico solo che offre uno spunto per andare oltre e capire chi siamo, dove andiamo, quanti siamo... (un fiorino).

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