giovedì 15 ottobre 2026

Baskettology - La gestione dello strappo

Quanto è importante saper ricucire uno strappo? Chiedetelo ad Arlecchino, che a forza di riparare il suo costume stracciato ha fatto delle toppe un segno di riconoscimento, tale da  definire la sua personalità multiforme.
 
Chiedetelo a Lucio Fontana, che strappando tele ha creato un nuovo modo di fare pittura: attraverso i suoi celebri tagli, veri e propri fori compiuti con precisione millimetrica, l’artista oltrepassa la naturale bidimensionalità della tela per aprire, grazie all’effetto luce/ombra, spazi finora inesplorati, metafora di nuovi confini, di un qualcosa che in questo caso non va ricucito, ma semplicemente compreso. 


La Mens Sana domenica è stata chiamata a gestire proprio il concetto di strappo, obbligata inizialmente a seguire il ritmo imposto dalla Luiss Roma. 
Quelli con la canotta blu, infatti, da principio fanno girare la palla che è un piacere, mentre i biancoverdi in difesa sono sempre un giro indietro. Così la Luiss mette la testa avanti e Righetti arringa la ciurma affiché non affievolisca l'impegno. (Non se su di lui fosse fallo o no, ma quando glielo cantano la prima volta sorride, la seconda meno n.d.a.). 

Se i ragazzi di Vecchi non fossero subito bravi a ricucire il primo strappo forse staremmo parlando di una partita diversa. Grazie invece a questa capacità di reazione, anche se un po’ disordinata, Siena chiude con la testa avanti anche il primo quarto, con un parziale aperto a cavallo delle prime due frazioni di gioco. 

Allora Roma prova a cambiare strategia, ad alzare il volume difensivo, per dimostrare il teorema che i gomiti sono duri, soprattutto se vengono a contatto in movimento con un naso o uno zigomo degli avversari. Jarvi e Cecchi ne sanno qualcosa. Il secondo strappo dunque non è tecnico, ma prettamente emotivo. Bisogna saper tenere i nervi saldi e entrare in ritmo con pazienza. Vecchi si prende un tecnico che carica su di lui questa responsabilità, i giocatori lo sentono e ripagano con la necessaria determinazione. Il primo tempo finisce con la Mens Sana in doppia cifra di vantaggio, anche grazie allo “Smooth operator” Okko, ma c’è la sensazione che ancora le difese degli universitari capitolini non siano del tutto fiaccate. E infatti è proprio così.

Nel suo celebre romanzo “Il fu Mattia Pascal”, Pirandello fa assistere il suo protagonista ad uno spettacolo di marionette. Ad un tratto, s'immagina che il burattino sulla scena, il quale brandisce una spada, faccia per sbaglio uno strappo nel cielo di carta che fa da scenografia alla rappresentazione. In quel momento, la finzione dello spettacolo per lui diventa evidente, tutte le certezze svaniscono come per incanto, tutto ciò che aveva considerato come vero e giusto fatica a sembrargli ancora così. Certo, se accadesse il personaggio continuerebbe a recitare, ma con l’occhio fisso su quello squarcio. 

Nel secondo tempo, l’intenzione dei giocatori mensanini sembra evidente, in linea con l’idea pirandelliana: Siena non deve toccare quel cielo di carta, non deve creare quel tipo di strappo, ma deve continuare a interpretare il proprio ruolo. Non deve, in pratica, inventarsi niente di nuovo; è giusto continuare con le proprie certezze, che prima o poi daranno i frutti sperati. Guardate Yarbanga, ad esempio, che dopo le sfuriate del suo coach nel primo tempo, chiude in bellezza con canestri e rimbalzi importanti; guardate Battistini, che superata qualche incertezza ritrova la solidità che gli è propria; guardate i diciottenni delle meraviglie Calviani e Pillepich, che giocano sui due lati del campo minuti di qualità con la sicurezza di due veterani. Trovata la quadra, i bulloni della difesa si stringono con rinnovata solidità, l'attacco fluisce in modo dinamico e stavolta, a provocare lo strappo definitivo è Siena, che non sbaglia più una scelta, si esalta in attacco e tocca quota 100, lasciando Roma al palo.    

In una giornata, dunque, in cui il ritmo irregolare della partita ha obbligato i giocatori in campo ad adattarsi al continuo mutare dell'andamento della gara, il controllo dei momenti, delle fasi, è stato decisivo per portare in cascina i due punti e mantenere inviolato il Palaestra, dimostrando ancora una volta che saper gestire gli strappi è essenziale. 
Se non ci credete, domandate ad Arlecchino. 

Andrea Sguerri


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