Era dal 17 giugno 2012 che un allenatore senese non vinceva una partita di Serie A. E' tornato a succedere nella quarta giornata di Serie A, col primo successo stagionale - a Cremona - della Capo d'Orlando di Giulio Griccioli. Ex Mens Sana e Virtus (anche Cus, a dirla tutta), Griccioli aveva perso le prime tre partite con 11 punti complessivi di scarto, 5 il distacco massimo: lapalissiano dire che lo 0-3 penalizzava i siciliani rispetto a quanto effettivamente prodotto, visti anche i problemi avuti con Freeman e Flynn. Magari adesso si sono sbloccati. In bocca al lupo a Giulio.
Tra gli altri ex mensanini in Serie A, e mi riferisco ai più freschi (vedi pezzo a inizio campionato), il più brillante è Jeff Viggiano: 16 punti di media in quattro partite, solo una volta sotto i 14, col 64% da due e il 42% da tre, 5.3 rimbalzi e 2.5 assist, con il picco questa settimana con Varese del massimo in carriera di 27 punti (eguagliato), 5 triple, 8 rimbalzi e 5 assist. Nella grande partenza di Venezia, che nelle prime quattro partite ha perso solo quella "invincibile" con Milano, c'è anche la firma di Ben Ortner - i cui 8.3 punti di media sono quasi il doppio dell'anno scorso - e naturalmente... di Tomas Ress...
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domenica 2 novembre 2014
domenica 12 ottobre 2014
Chi tifare in Serie A? Se può aiutare, una mappa degli ex mensanini
La Mens Sana è arrivata all'esordio casalingo. I 1800 abbonati varrebbero da soli un approfondimento. E' anche arrivato l'inizio della Serie A. E allora il gioco è: per chi fare il tifo quest'anno? Anche per nessuno, non è mica obbligatorio. Segue comunque una breve guida dei legami con Siena di chi la Serie A la farà.
In Serie A ci sarà un senese. Si chiama Giulio Griccioli. Già allenatore alla Mens Sana, oltre che - in epoche diverse - alla Virtus e al Cus. Ha lasciato Siena quattro anni fa per fare il capo allenatore da prima squadra, prima per un biennio a Scafati, poi a Casale, e da questa estate a Capo d'Orlando.
La più nutrita colonia di ex mensanini è naturalmente Milano: Luca Banchi, Daniel Hackett, David Moss e Giustino Danesi. Per motivi di rivalità con l'Olimpia, è più facile che i senesi guardino altrove. Venezia per esempio: il coach del primo scudetto Carlo Recalcati, il capitano dell'ultima Mens Sana Tomas Ress, e due suoi compagni come Ben Ortner e Jeff Viggiano.
Altra importante colonia è Reggio Emilia, con monumenti mensanini come Rimantas Kaukenas e Ksistof Lavrinovic, poi ci sarebbe anche Drake Diener, oltre ad Alessandro Frosini da direttore sportivo. Paolo Moretti è rimasto ad allenare Pistoia, Sandro Dell'Agnello a Pesaro. Lorenzo D'Ercole è rimasto a Roma (dove allena Dalmonte), Luca Vitali è tornato a Cremona. Poi ci sono a Caserta Michelori e Mordente, ad Avellino Lechthaler e Severini, a Varese Kangur, e soprattutto a Brindisi David Cournooh.
Direi che ce n'è abbastanza per farsi un'idea.
In Serie A ci sarà un senese. Si chiama Giulio Griccioli. Già allenatore alla Mens Sana, oltre che - in epoche diverse - alla Virtus e al Cus. Ha lasciato Siena quattro anni fa per fare il capo allenatore da prima squadra, prima per un biennio a Scafati, poi a Casale, e da questa estate a Capo d'Orlando.
La più nutrita colonia di ex mensanini è naturalmente Milano: Luca Banchi, Daniel Hackett, David Moss e Giustino Danesi. Per motivi di rivalità con l'Olimpia, è più facile che i senesi guardino altrove. Venezia per esempio: il coach del primo scudetto Carlo Recalcati, il capitano dell'ultima Mens Sana Tomas Ress, e due suoi compagni come Ben Ortner e Jeff Viggiano.
Altra importante colonia è Reggio Emilia, con monumenti mensanini come Rimantas Kaukenas e Ksistof Lavrinovic, poi ci sarebbe anche Drake Diener, oltre ad Alessandro Frosini da direttore sportivo. Paolo Moretti è rimasto ad allenare Pistoia, Sandro Dell'Agnello a Pesaro. Lorenzo D'Ercole è rimasto a Roma (dove allena Dalmonte), Luca Vitali è tornato a Cremona. Poi ci sono a Caserta Michelori e Mordente, ad Avellino Lechthaler e Severini, a Varese Kangur, e soprattutto a Brindisi David Cournooh.
Direi che ce n'è abbastanza per farsi un'idea.
sabato 11 ottobre 2014
La Serie A senza Mens Sana
Parte il campionato di Serie A. E non può essere la stessa
cosa, per la prima volta dopo una vita senza Mens Sana. Per la precisione dopo
25 anni, perché allora la Serie A2 era sempre Serie A. E dopo 21 anni considerando
solo il massimo campionato. Nel frattempo la Mens Sana ha vinto 8 scudetti in
10 anni, di cui 7 di fila.
Volendo farsi del male a ricordare quel tiro di Janning alla
fine di gara-6 del 25 giugno, o quel +8 a 8’ dalla fine di gara-7 al Forum del
27 luglio, potevano essere 8 di fila. E soprattutto la Serie A, nel caso,
sarebbe ripartita senza i campioni in carica. I campioni in carica degli ultimi
8 anni. Pesante. Il fatto che ci si sia andati vicini e non sia poi successo ha
nascosto la polvere sotto il tappeto solo per chi ha la superficialità di
fermarsi alla buccia della questione.
In questi giorni si è sentita presentare la nuova Serie A
con parole di revisionismo storico e toni da rischio scongiurato e imbarazzo
sfumato. Senza capire che non è scaricando tutto sul mostro (e perseguirlo sarà
doveroso quando la giustizia accerterà delle responsabilità) che si cancellano
i peccati di un movimento. E non sto parlando - non qui, non ora - del “così
fan tutti” su cui si può scrivere un libro.
Parlo di cosa resta di un movimento che ha perso la sua
unica realtà di eccellenza dell’ultimo decennio, prima che Milano si sbloccasse;
l’unico club che in Europa, pur non vincendo, ha provato a tenere l’Italia più
in alto (4 volte tra le prime 4) più di quanto esprimesse il livello
qualitativo del movimento; l’unico programma in grado di imporsi come modello
di metodo di lavoro della sua scuola di basket. Non un primato tra tanti, un’unicità nel vuoto. Non
scalfita da distinguo (arbitraggi, pagamenti, conti) la cui legittimità si può
discutere a parte. Unicità se si parla di basket, di sport giocato.
Cosa resta di un movimento che ha perso una realtà del
genere? Non resta niente. Resta che negli ultimi dieci anni si è estinto, non è
esistito (dico ad alto livello: non voglio mancare di rispetto a chi nel basket
ha altre ragion d’essere). E la manifesta superiorità esibita in campo è lo
specchio di questa solitudine nel nulla. Ci si è quasi sempre concentrati sulla
solitudine, a volte quasi facendone una colpa, di rado capendo che andava
approfondito il nulla che la circondava.
Per questo per la perdita della Mens Sana non dovrebbe piangere
solo Siena (che poi la Mens Sana l’ha ritrovata, a un livello diverso) ma
dovrebbe farlo tutto il basket italiano, invece di fermarsi solo al mostro. E’
la perdita della propria ammiraglia. Ed è un evento che costringe un movimento
a guardarsi nello specchio per vedere impietosa quella pochezza in parte
mascherata per anni dalla capacità endogena di generare qualità della sua
società di riferimento. E questo resta, anche se quel 25 e quel 27 giugno le
cose sono girate in un modo invece che nell’altro, e lo scudetto è finito
altrove.
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