giovedì 22 ottobre 2026

Baskettology - La somma delle piccole cose

Una partita di basket è fatta di centinaia di azioni, momenti, situazioni diverse. Tuttavia, alla fine, il ricordo di chi guarda tende a concentrarsi su pochissimi episodi: un tiro che gira sul ferro ed esce, una bomba trovata in maniera un po’ casuale, un rimbalzo lasciato ad un avversario, una scelta affrettata. Questione di dettagli, si dice. 

Per la seconda volta, Siena perde in trasferta a causa di qualche leggerezza di troppo e a ben guardare sono proprio le piccole circostanze che, sommate insieme, creano il risultato finale. Cose minuscole se confrontate con l’intera durata della partita, ma che hanno un peso enorme rispetto alle conseguenze. Attenzione, l’errore più comune è concentrarsi solo sul finale, sulle ultime azioni poco prima della sirena; spesso invece il dettaglio decisivo va cercato tra le pieghe della partita, in quelle zone d’ombra dove nessuno scruta. Lì si individua il tassello mancante, decisivo per cercare di non replicare l’errore. Un esempio possono essere i buchi neri difensivi del secondo quarto di Pistoia, tali da inghiottire ogni materia cestististica, compresa la capacità di tenere gli uno contro uno, una cattiva abitudine che ancora la squadra fatica a scrollarsi di dosso.


Nel basket, come in ogni manifestazione umana, il momento decisivo non arriva dunque mai da solo, ma si presenta come conseguenza di tanti piccoli particolari che abbiamo trascurato o non abbiamo saputo riconoscere. Diventa fondamentale la capacità di intercettare questi dettagli, di vedere ciò che gli altri non vedono. 

Nei suoi dipinti, Caravaggio esalta questo concetto, inserendo, all’interno delle sue mirabili creazioni, una serie infinita di geniali minuzie, che possono diventare anche il centro narrativo dell’episodio descritto. Nella celeberrima Vocazione di San Matteo, la mano di Cristo che indica verso il tavolo degli avventori diventa l’elemento che ci consente di comprendere l’intera scena; il dettaglio non è mai solo ornamento. Nel movimento del Puntinismo (pointillisme) George Seurat lavora inserendo punti di colore che, se presi singolarmente, hanno un valore quasi irrilevante nella tela: se continui a guardare il quadro da vicino vedi solo macchie, minuscole unità cromatiche; allontanandoti e guardando meglio, quei punti costituiscono una figura, un paesaggio, un intero mondo. 

Allo stesso modo, in letteratura, Italo Calvino inserisce nelle sue Città invisibili una serie di piccoli particolari che diventano segni imprescindibili per comprendere quel particolare luogo, cambiando il modo in cui noi lo percepiamo. Piccoli elementi caratterizzanti, talvolta semplici sottigliezze descrittive, che oltre a fare di quell’opera un vero e proprio capolavoro, ci svelano proprio l’enorme importanza dei dettagli. Sono gli stessi piccoli particolari che hanno la forza di evocare in Marcel Proust memorie che provengono dall’infanzia, di ricostruire un passato ormai lontano. Ne A la recherche du temp perdu, infatti, basta una piccolo pasticcino morbido, una madelaine, che lo scrittore era solito accompagnare da piccolo con il tè del pomeriggio, a far scattare nella sua testa una serie di ricordi, presenze, emozioni capaci di innescare una memoria involontaria che tutti noi possediamo. 

Anche una partita, pertanto, può cambiare di significato quando smettiamo di guardare soltanto tabellini e punteggio e cominciamo ad osservare la somma dei particolari che lo hanno prodotto. L’idea di fondo è che ogni dettaglio acquista significato solo se messo in relazione con tutti gli altri, in una sorta di catena di cause ed effetti che generano poi l’esito finale. 

Per coglierli, tuttavia, bisogna lavorare in gruppo, tutti assieme. Per cui diventa essenziale chiedersi: una squadra è solo la somma dei suoi talenti o è il risultato delle relazioni tra i suoi componenti? Solo se la risposta non è la prima opzione, la cura dei particolari può far imboccare il sentiero giusto per un definitivo salto di qualità.

Andrea Sguerri


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